Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Università 4.0

Università 4.0: tra pedagogia e tecnologia, ecco cosa sta cambiando

di Redazione #Digital4Trade

16 Gen 2017

L’evoluzione della didattica trova un terreno fertile in una nuova forma mentis degli studenti e degli insegnanti rispetto alle tecnologie interattive e multimediali. Dalle LIM ai videoproiettori, dai device fissi e mobili alle stampanti 3D i supporti all’apprendimento contribuiscono a determinare la qualità dell’offerta formativa

Università 4.0 significa diverse cose. All’estero con Università 4.0 si intendono quegli istituti che adottano l’innovazione tecnologica per migliorare i servizi didattici, utilizzando una multimedialità di ultima generazione a supporto dei programmi formativi.

A seconda delle esigenze di studio, docenti e studenti possono attingere a risorse diverse, in un mix variabile di soluzioni: dalle LIM o dai display touch interattivi ai tablet, dalle stampanti 3D ai videoproiettori, dagli e-book ai software on line, dalle telecamere con autotracking per la registrazione delle lezioni in aula alla erogazione sincrona o asincrona in streaming a supporto dell’e-learning. Intelligenza applicativa, integrazione tecnologica, informazioni ben gestite e connessione garantita caratterizzano l’offerta formativa con è un obiettivo di servizio importante per diversi motivi, culturali ed economici.

L’Università 4.0, infatti, non è solo un maquillage tecnologico dell’aula ma è un progetto finalizzato alla realizzazione di nuovi ambienti didattici che sfrutttano al meglio l’innovazione digitale andando incontro al pubblico di studenti 4.0. Oggi noti come millennials, i destinatari della formazione sono più connessi, più informati e decisamente più esigenti nei confronti della qualità dell’offerta didattica.

Università 4.0 per un’Italia 4.0

In Italia, in particolare, l’Università 4.0 fa riferimento a un preciso programma del Governo. Il Piano Calenda, annunciato nello scorso ottobre 2016, ha previsto 26 miliardi tra finanziamenti e soprattutto incentivi su un progetto nazionale intitolato Italia 4.0. In dettaglio, il mondo delle Università potrà attingere a un finanziamento  di 100 milioni di euro se predisporrà dei competence center  L’obiettivo? Avviare dei corsi specializzati e dei master dedicati alle tematiche dell’industria 4.0 che potranno formare 200mila studenti e 3mila futuri manager. I primi competence center sono partito già alla fine del 2016 e vedono coinvolti l’università di Padova, l’università Ca’ Foscari, l’università Iuav e l’università di Verona per il Veneto, le università di Trento e Bolzano per il polo trentino mentre in Friuli Venezia Giulia il network delle Università 4.0 vedono in prima linea gli atenei di Udine e Trieste e la Scuola internazionale superiore di studi avanzati. Altri competence center seguiranno nel corso di questo 2017 a Milano e Torino, sedi di due importanti Politecnici, seguiti dalla Scuola speciale Sant’Anna di Pisa, l’Università Federico II di Napoli e il Politecnico di Bari.

Altri 170 milioni di euro saranno destinati invece a incentivare la creazione di dottorati di ricerca sull’industria 4.0 (900 in tutto, di cui 100 con focus particolare sui big data), finalizzati a potenziare due particolati cluster tecnologici: Fabbrica Intelligente e Agrifood

La tecnologia al servizio degli studenti universitari

Tornando all’accezione di Università 4.0 come modello di nuova didattica ci sono alcune considerazioni importanti che spingono gli atenei a rivedere i propri impianti di offerta e di servizio. La competizione tra i gli Istituti oggi si gioca su una qualità didattica in cui le infrastrutture hanno un grosso peso nella valutazione finale che porta uno studente verso un’Università piuttoso che un altra. Da questo punto di vista, a influenzare la scelta degli studenti e delle loro famiglie rispetto all’attività degli atenei, oltre alla qualità della docenza rientra anche la qualità delle infrastrutture e delle risorse didattiche. Sempre più spesso, infatti, si parla di Università 4.0 al servizio di un Paese che guarda al futuro, integrando ai percorsi di apprendimento un insieme di tecnologie a carattere multimediale.

L’obiettivo? Favorire lo sviluppo di ambienti interattivi, atti a favorire lo sviluppo della conoscenza e delle idee secondo un approccio di tipo più collaborativo e attivo, rispetto alla didattica tradizionale. Ma non solo.

Didattica 4.0 in Università, tra programmi e infrastrutture

Dalla vecchia lavagna d’ardesia alle Lim integrate all’uso di videoproiettori interattivi, dalle stampanti wireless multifunzione agli ultimi modelli di stampanti 3D, dall’uso intesivo di nuove postazioni multimediali, dotate di computer e, sempre più, di tablet l’Università 4.0 diventa la culla della conoscenza e della scienza, favorendo nuovi percorsi di apprendimento e nuovi modelli di insegnamento. 

Banda larga, Wi-FI, tecnologie in streaming e nuove risorse di storage, infatti, sono diventate parte integrante dell’infrastruttura universitaria che, grazie a nuove piattaforme di gestione software, on premise o in cloud, possono usufruire di nuove risorse applicative che potenziano il governo dei sistemi, inaugurando nuove chiavi di servizio all’insegna della crossmedialità e della multicanalità. L’obiettivo? Affiancare gli studenti in percorsi di studio sempre più personalizzati grazie a un’innovazione a valore aggiunto che aiuta a ridurre i costi, rendendo più efficienti le attività di gestione e di manutenzione.

Università 4.0… a misura di millennials

Nuove modalità di apprendimento co-costruttive e cooperative, diversificate su più attività, supportano una didattica più operativa: si parla, infatti, di modello TEAL (Technology Enabled Active Learning), ideato nel 2003 dal MIT di Boston (e inizialmente pensata per la didattica della fisica per studenti universitari).  In tutto questo la connessione è fondamentale e deve permettere, in modo selettivo e regolabile, la gestione degli accessi e regole di prioritizzazione del traffico, possibilmente utilizzando uno o più switch in modo da evitare eventuali collisioni sulla rete. L’Università 4.0 deve prevedere come servizi standard i proiettori interattivi, integrati a sistemi di videoproiezione come le lavagne digitali (LIM) e/o device.

L’interazione con lo strumento digitale, infatti, è noto che funziona meglio se avviene su una superficie di proiezione di grandi dimensione: per questo motivo le Università in tutto il mondo stanno investendo maggiori risorse nell’allestimento degli auditorium e delle aule magne, mettendo la videoproiezione al servizio del maggior numero di studenti. Lo scopo è quello di gestire momenti di condivisione dei file video in funzione trasmissiva (flussi digitali che supportano la spiegazione del docente anche in modalità frontale tradizionale) ma anche in funzione collaborativa (la superficie illuminata come momento di condivisione o scambio di lavori creati separatamente per gruppi oppure come strumento di interazione diretta tra docente e studente, o tra studenti). 

Parleremo di Università 4.0 in occasione di un evento, rivolto esclusivamente ai professionisti del settore, intitolato: 

La digitalizzazione della didattica: potenziare l’apprendimento degli studenti universitari attraverso soluzioni digitali interattive”

L’incontro si terrà giovedì 19 gennaio dalle 14.30 alle 17.00 presso lo Spazio Copernico Milano, in viale Lunigiana.

Per iscriversi, rivolgersi a Nadia Iaconis: nadia.iaconis@digital4.biz

Redazione #Digital4Trade

Profilo ufficiale della redazione di Digital4Trade