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Mobilità

Tra scandali e quotazioni, per Uber non è un bel momento

di Paolo Longo

19 Giu 2017

Anche il CEO Kalanick si ritira dalle scene, seppur momentaneamente. La startup necessita di un board di professionisti per confermare il suo ruolo di outsider

Sono almeno tre gli allontanamenti di personaggi di spicco a cui ha dovuto far fronte Uber negli ultimi mesi. Prima il presidente Jeff Jones, poi il responsabile del programma veicoli Sherif Markaby e infine Anthony Levandowski, ex ingegnere del programma di guida autonoma di Google e incorporato da Uber insieme alla sua startup Otto. La nuova, eclatante uscita di scena, seppur temporanea, è quella di Travis Kalanick, CEO della compagnia e vero flusso catalizzatore nei recenti periodi di difficoltà. Cosa sta succedendo in Uber? Perché questo fuggi-fuggi generale? La piramide ha subito un duro colpo dopo le accuse di molestie sessuali avanzate da Susan Fowler, già ingegnere dell’azienda, che hanno portato a una ventina di licenziamenti e un certo senso di malessere all’interno di una realtà la cui valutazione in borsa è di circa 68 miliardi di dollari.

Anzi, proprio la tanto sospirata quotazione rischia di saltare a causa di tali eventi, che rischiano di minare una già difficile fase della società. Lo stop di Kalanick è dovuto principalmente alla scomparsa della madre, durante un uscita in barca, la stessa in cui il padre è rimasto gravemente ferito. “Ho capito che le persone sono più importanti del lavoro – ha detto – dunque devo riconcentrarmi su me stesso e su quello che conta”.

 

Attualmente le redini di Uber sono nelle mani di un board già coinvolto nelle decisioni più spinose che hanno riguardato, peraltro, il blocco e lo sblocco del servizio di trasporto privato in Italia. Di certo la startup ha bisogno di una ristrutturazione concreta a livello di management. Da sorpresa a piattaforma interessante è diventata un player di primo piano nel panorama della mobilità urbana. C’è bisogno di ridiscutere non solo i ruoli aziendali ma anche il posto che Uber vuole avere nel nuovo mondo economico che vede sempre più realtà digitali prendere il sopravvento; collaborando con gli attori esistenti che, sentendosi minacciati, continuano ad alzare barricate.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher