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iPhone e iPad ora sono più difficili da violare

di Paolo Longo

30 Mar 2017

Grazie all’aggiornamento a iOS 10.3, Apple ha introdotto un nuovo file system che utilizza una più avanzata crittografia per i contenuti personali

Ricordiamo ancora tutti l’intricata vicenda Apple-FBI, con l’organizzazione federale che a più riprese ha chiesto alla multinazionale hi-tech di violare un suo iPhone, utilizzato dal terrorista della strage di San Bernardino. Al continuo rifiuto della Mela, gli agenti si sono affidati a una compagnia terza, pare israeliana, per valicare le misure di sicurezza dello smartphone, bloccato con un classico pin impostato dall’utente, deceduto poi a seguito degli scontri. Cupertino, in più di un’occasione, ha spiegato di voler collaborare con la polizia per casi limite di intrusione della privacy dei suoi clienti, quando questa può rappresentare un mezzo per proseguire le indagini ma non permetterà mai la creazione di backdoor volute e persistenti, che metterebbero a rischio milioni di persone, anche nei confronti di hacker e criminali informatici.

The Apple Inc logo sits on display at the company’s store in the Gran Plaza 2 shopping mall in Majadahonda, near Madrid, Spain, on Friday, Sept. 28, 2012. Apple said it is working to catch up with demand, “We are working hard to get an iPhone 5 into the hands of every customer who wants one as quickly as possible,” Apple Chief Executive Officer Tim Cook said in a statement. Photographer: Angel Navarrete/Bloomberg via Getty Images

Ed è per questo che con il recente rilascio di iOS 10.3 per iPhone e iPad, Apple rende più difficile spiare le comunicazioni crittografate che transitano per i suoi dispositivi. Tutto grazie al passaggio dal classico file system HFS+ all’APFS, che abilita una forma di protezione nativa, già introdotta con macOS Sierra. Con la conversione del formato vengono introdotte un paio di interessanti novità, come la funzione di auto-riduzione dello spazio occupato, che permette di eliminare in autonomia le informazioni obsolete, così da ottimizzare sempre le dimensioni del pacchetto in memoria e la “condivisione” dello storage per file systems multipli, che hanno la possibilità di rifarsi a stesse linee di volume per non riempire drasticamente decine di megabyte inutilmente, che finiscono con il riempire fin troppo l’archivio libero a disposizione. Con una mossa del genere, Apple si pone ancora maggiormente dalla parte dei consumatori, che a più riprese hanno chiesto ai big dell’hi-tech di porre fine alle azioni di monitoraggio delle agenzie internazionali.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher