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IoT

Internet delle Cose: secondo gli esperti solo 1 dispositivo su 10 è protetto adeguatamente

di Paolo Longo

07 Giu 2016

Stando a una ricerca di IOActive, i device connessi portano con sé una serie di problemi ancora irrisolti che mettono a rischio una vasta mole di informazioni

Quando si parla di sicurezza, con l’Internet delle Cose bisogna andarci con i piedi di piombo. Il motivo è semplice: smartwatch, sensori e rilevatori sono dispositivi notoriamente sconnessi che difficilmente consideriamo come abili a ricevere e trasmettere dati. Per questo l’utente non è pronto ad assicurare le comunicazioni che avvengono su nuove piattaforme. Il compito più arduo è dunque quello dei produttori, che hanno il dovere di dotare apparecchi del genere di adeguate misure di protezione, che non mettano a rischio i dati e le informazioni sensibili, senza però limitare l’esperienza d’uso delle persone. Ci si aspetta dunque che l’IoT metta la sicurezza al primo posto, davanti anche all’usabilità e all’ergonomia, almeno per quanto possibile. E invece non è così, almeno non sempre secondo l’azienda IOActive, specializzata proprio in security nel mondo hi-tech.

I dati della ricerca

Secondo IOActive IoT Security Survey, ogni categoria dell’Internet delle Cose pecca in quanto a protezione ed è importante rilevare come anche il pubblico che usa device del genere nella vita privata e per lavoro è conscio della presenza di falle nei sistemi. Anzi, gli intervistati, tra cui professionisti di sicurezza, sono davvero preoccupati del sorgere di tanti nuovi oggetti potenzialmente a rischio nel panorama connesso. La metà crede che meno del 10% dei prodotti (circa 1 su 10) offra un’adeguata copertura, mentre un più corposo 85% è convinto dell’esistenza di falle importanti su più del 50% dei dispositivi IoT attivi. “Il parere generale è che c’è bisogno di fare molto altro per migliorare i livelli di sicurezza di tutto il mondo hi-tech, anche se il tasso di crescita del mercato IoT rende il concetto molto più urgente in tale settore”. Secondo Gartner, nel 2020 ci saranno 21 miliardi di oggetti connessi. Risulta dunque essenziale per i costruttori assicurare porte di accesso adeguate sin dalla fase di ideazione e progettazione. Il rischio è che, in assenza di ciò, non solo gli hacker possano rubare e raccogliere i dati prodotti dai singoli oggetti, ma anche intrufolarsi in quelli veicolati da altre piattaforme, che creano una rete estesa, tanto intelligente ma ancora tanto vulnerabile.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher