Chatbot per il business, quali i migliori | Digital4Trade
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Tecnologia

I migliori chatbot per il business

di Paolo Longo

13 Giu 2017

Disponibili sempre, in ogni momento e a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ecco come le aziende stanno cambiando il modo di approcciare il cliente con gli assistenti virtuali

C’è sempre un grande interesse intorno al tema dei chatbot. Seppur qualcuno pensi che programmi del genere siano nati da poco, magari con la diffusione all’interno di piattaforme consumer come Facebook Messenger, i bot sono una realtà nel campo dell’informatica, da anni. Anche servizi di un tempo, come le finestre del popolare mIRC, conservavano bot dedicati per le query personalizzate degli utenti.

Nulla di nuovo dunque, se non per gli ambiti di utilizzo ai quali oggi guarda la risposta automatizzata via software. Nel giro di qualche mese i chatbot sono spuntati un po’ ovunque come funghi, quanti di questi però sono realmente utili alla vita professionale di tutti i giorni? Siamo ancora relativamente agli inizi ma già diverse compagnie li usano per semplificare le attività ordinarie, aiutando gli stessi sviluppatori a limare meglio le capacità degli algoritmi di machine learning e a rendere sempre più pronti e intelligenti i supporti virtuali al cliente reale. Vediamo i 5 migliori esempi di chatbot con cui le compagnie hanno incrementato il proprio business.

 

Surveybot, sondaggi a portata di click

 

Un bot che svolge in semplicità un unico compito: inviare sondaggi di gradimento ai clienti a seguito di una determinata azione, spesso la conclusione di un acquisto. Il tool viene integrato direttamente sulla piattaforma di e-commerce, così da partire in automatico dopo la finalizzazione dell’operazione. La sua versatilità è disarmante, visto che si può anche integrare e associare al profilo Facebook, così da raggiungere in maniera diretta i propri utenti. In più, alla fine del sondaggio si possono inserire offerte dedicate, così da attivare una strategia di cross-marketing molto funzionale!

 

Tacobot, pizza a domicilio

 

Un settore che potrà beneficiare largamente della diffusione dei chatbot è sicuramente quello del food. Se già oggi applicazioni come Just Eat vanno per la maggiore, quando gli assistenti invaderanno le chat dei social network il mercato otterrà un boom evidente. Negli USA, ad esempio, Tacobot aiuta i navigatori a ordinare una pizza tramite la piattaforma di messaggistica di Slack. Lo stesso avviene per il bot di Domino’s, presente anche a Milano, e per casi simili. Dopo la telefonata e la scelta via menu sullo smartphone, l’ordinazione direttamente al bot è il passo successivo per il delivery del nuovo millennio.

Luvo, ti aiuta con la banca

 

Il primo esempio di bot finanziario è Luvo, creato dalla Royal Bank of Scotland (RBS). Questo aiuta i clienti ad ottenere informazioni veloci sui prodotti, assicurazioni, tassi di interesse e moduli da compilare. Ma non solo: con un paio di messaggi è possibile anche bloccare la propria carta, cambiare il PIN o ordinare una nuova tessera. Tutto interloquendo con il software e rispondendo alle domande volte a accertare la reale identità del richiedente.

 

Pegg, ti gestisce le finanze

 

L’idea è geniale: convertire le informazioni basilari di un CRM in un assistente virtuale che funziona 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’incubo di ogni segretaria viene facilmente risolto da un programma polivalente, in grado di rispondere a semplici domande sul budget residuo dei diversi reparti, le note spese inviate e i ricavi ottenuti nell’ultimo trimestre. Lo ha sviluppato l’agenzia Sage.

 

Poncho, la newsletter dentro la chat

 

Poncho fa essenzialmente una cosa: invia informazioni meteo giornaliere sulla località preferita. Eppure il suo esempio è utile per pensare a tutti i metodi con cui sarà presto possibile convertire l’invio delle newsletter in comunicazioni tramite chat, veloci e istantanee. Soprattutto, a differenze delle mailing, si è più propensi a leggere qualcosa in un box di Facebook piuttosto che nella caselle di Outlook. Non sorprenderà dunque che l’esperienza di Poncho sia una fonte di ispirazione per progetti dal contenuto diverso ma fondati sulla stessa logica dell’aggiornamento via messaggio.

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Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher