Google vuole superare gli SMS | Digital4Trade
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Mobile

Google lavora su Chat, rivale di iMessage

di Paolo Longo

23 Apr 2018

A metà strada tra gli sms e le conversazioni via internet la piattaforma rivoluzionerà il mondo delle comunicazioni di testo, cercando di aprire una nuova era

Se gli sms hanno segnato la prima parte della storia di successo della telefonia mobile, quella del futuro potrebbe essere contraddistinta da un altro acronimo: rcs. I Rich Communication Services si basano su una piattaforma di proprietà di Google, che da anni il gigante cerca di incentivare soprattutto presso gli operatori, come opzione migliore per portare i tradizionali messaggini di testo in una nuova era. La tecnologia è già utilizzata da Google nello specifico dei terminali Android che hanno di default l’app Messaggi. Questa supporta gli rcs anche se le mire di Google puntano a ben altro, sino a popolare tutti i dispositivi con il robottino verde, di qualunque brand, il che vorrebbe dire raggiungere oltre l’80% degli smartphone usati al mondo.

 

L’applicazione che Big G ha in mente avrà il semplice nome di “Chat” e si baserà sui Rich Communication Services per dare la possibilità agli utenti di sfruttare un servizio che è a metà strada tra gli sms e WhatsApp. In che senso? Abilitando la ricezione e l’invio di contenuti arricchiti, ovvero multimediali, Google toglierà per sempre di mezzo quel che resta di sms ed mms, per consolidare solo gli rcs come formato standard e condiviso dai produttori con lo stesso OS. In un certo senso è quello che ha fatto Apple quando ha lanciato iMessage, una piattaforma che usa la connessione internet per l’invio di testi e pochi elementi multimediali senza addebitare nulla all’utente se non il solo costo necessario al collegamento web.

Non è chiaro in che modo Google deciderà di attivare la novità presso gli operatori. Le strade sono due: bundle con un numero predefinito di messaggi in maniera simile a quanto accade oggi con gli sms oppure app senza limiti, alla stregua dunque di iMessage, che considera il servizio un add-on gratuito e non un plus premium, da far pagare a parte. Quasi certamente ne sapremo di più tra qualche settimana, in occasione della conferenza I/O 2018 che, come ogni anni, Google dedica alla sua community di sviluppatori.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher