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Guida al Deep Web

Deep Web cos’è, come entrare e cosa si rischia

di Marco Maria Lorusso

15 Nov 2017

Deep Web, Dark web, Tor Browser: gli indirizzi, i sistemi di accesso, i mercati, i dati scambiati, i pericoli, i rischi, i numeri… viaggio nel cuore del “male” telematico/virtuale da cui nascono attacchi e minacce reali e sempre più devastanti per privati e imprese

Deep Web cos’è, il Web profondo… occulto, o ancora Dark Web, il lato oscuro del web, della Rete, dove tutto accade e dove si aggirano entità quasi mitologiche e, soprattutto, poco definite per consistenza e identità. Un tempo, nemmeno troppo lontano, la situazione era un po’ questa, a cavallo tra leggenda e fascinosa goliardata. Oggi la machera del Web oscuro è ormai gettata e i contorni del fenomeno sono molto più definiti ma, non per questo, più rassicuranti… anzi.

Una cosa è certa però, a prescindere da ogni discorso, nell’anno dei danni devastanti arrecati da Wannacry, dal redivivo Criptolocker e delle cyber guerre come sfondo sempre più strategico di gran parte delle tensioni internazionali, ogni tipo di discorso, strategia, idea di sviluppare business intorno alla security può e deve passare dall’analisi del fenomeno Deep Web e Dark Web e del Deep Web cos’è.

Anche e soprattutto per questo nasce il report che segue. Una guida, “viva” sul Deep Web cos’è, che sarà alimentata strada facendo dalla redazione di Digital4Trade ma soprattutto, dai contributi critici e dagli aggiornamenti dei nostri lettori e dei massimi esperti di sicurezza in Italia e in Europa.  daknet

Deep Web cos’è, Dark Web cos’è

Intanto una definizione di massima deep web cos’è che, come spesso accade, ci è utile per sfrondare il campo da malintesi e fraintendimenti e per capire meglio il mondo della cybersecurity.

A fornircela è Pierluigi Paganini, tra i massimi esperti di sicurezza IT a livello internazionale, collaboratore del Clusit e Collaboratore SIPAF – Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illegali – Ministero dell’Economia e delle Finanze

«Negli ultimi anni – spiega Paganini proprio in una delle ultime versioni del rapporto Clusit sulla sicurezza – si sente sempre più spesso parlare di Deep Web e Dark Web, termini spesso abusati e confusi e di consueto associati ad attività criminali. Con il termine Deep Web si indica l’insieme dei contenuti presenti sul web e non indicizzati dai comuni motori di ricerca (ad es. Google, Bing), mentre con il termine Dark Web si indica l’insieme di contenuti accessibili pubblicamente che sono ospitati in siti web il cui indirizzo IP è nascosto, ma ai quali chiunque può accedere purché ne conosca l’indirizzo. Elementi appartenenti al Dark Web sono anche i contenuti privati scambiati tra utenti all’interno di un network chiuso di computer, strutture definite come darknet».

 

Deep Web cos’è, darknet cosa sono

Detto delle darknet cosa sono (network chiuso di computer presenti all’interno del Dark Web) vale la pena di capire quali sono e come funzionano. «Tra le darknet più popolari – spiega ancora Paganini – annoveriamo la rete TOR (The Onion Router), The Invisible Internet, Project (I2P), Freenet ed anoNet. Senza dubbio la rete Tor è la più popolare tra esse, tale infrastruttura consente di anonimizzare l’accesso a internet dei suoi utenti e proprio le condizioni di pseudo-anonimato che essa offre la rendono un elemento di attrattiva per organizzazioni dedite al crimine informatico.

Altri elementi che rendono la rete TOR popolare nell’ecosistema criminale sono la difficoltà delle forze dell’ordine a svolgere operazioni di monitoraggio su larga scala e la funzione di aggregatore che si riconosce ai principali black market che la rete ospita.

Deep Web quanto è grande

Le dimensioni sono come sempre oggetto di dibattiti accesi ma alcuni numeri, orami conosciuti, sono sempre di un certo effetto. Secondo i principali esperti di sicurezza mondiale il “Surface Web”, ovvero la rete visibile e che ha contenuto che può essere trovato utilizzando motori di ricerca come Google o Yahoo, e soprattutto è sotto costante sorveglianza da parte dei governi, rappresenta il 4% dei contenuti del world wide web. Il Deep Web cos’è invece? Conosciuto come “Invisible Web”, ed è, come detto, il contenuto che non può essere indicizzato dai motori di ricerca rappresenta il 96% dei contenuti del WWW. Le dimensioni sono dunque 500 volte quelle del Surface Web. Qui comunque una bella infografica, a cura degli esperti di Whoishostingthis in cui è possibile trovare una mappa di massima di tutto quello che c’è da sapere sul Deep Web e sul Dark Web

 

Deep Web: Tor browser, cos’è la Darknet da record e come si entra

Come detto esistono molte tipologie di Darknet, la più popolare delle quali è senza dubbio la rete TOR ed è per questo motivo che analizzeremo i principali fenomeni che l’hanno caratterizzata negli ultimi tempi.

Prima di partire però, come nel caso del Deep Web vale la pena di soffermarsi su una definizione di massima e soprattutto su un focus su Tor come funziona e Tor browser come si entra.

Accedere al Deep web e Deep Web Tor browser come funziona come si entra

Come detto Tor è acronimo di The Onion Router e si tratta di un applicativo che consente di navigare sul web in totale anonimato. Alla base di Tor Browser c’è una versione “particolare” di Mozilla Firefox impacchettata in modo tale da non rilasciare informazioni personali in Rete, durante la navigazione.
Uno strumento che, proprio per tale caratteristica viene molto sfruttato dal crimine organizzato con, ancora, grande “successo” come confermato di recente, all’Agi, dal maggiore della direzione centrale per i Servizi antidroga, Giuseppe Grimaldi «Le possibilità di essere scoperti sono ridotte. Non a caso, uno zero-day (vulnerabilità software di cui lo sviluppatore non è ancora a conoscenza e che gli hacker sfruttano per “attaccare”) in grado di controllare la rete Tor, può essere pagato anche un milione di dollari». Tornando comunque a Tor, il software è disponibile per Windows, Mac OS X e Linux presso questo indirizzo ufficiale dove per accedere basta cliccare su Start Tor Browser.

Deep Web e Tor Browser come si usa

Sarà Tor Browser, da questo momento in avanti, a occuparsi dell’aggiornamento di Firefox (evitando attacchi di siti malevoli) e a gestire il collegamento alla rete Tor e ai cosiddetti “Onion Routers”. Una volta “scaricato” e avviato il software, nella barra degli strumenti di navigazione, comparirà infatti un pulsante/icona inconfondibilmente a forma di Cipolla
Dopo aver avviato Tor Browser, infatti, si noterà la presenza di un piccolo pulsante, nella barra degli strumenti, raffigurante l’icona di Tor (una cipolla). L’icona a cipolla deriva dal nome e soprattutto dal funzionamento “a cipolla” della rete dove i dati di passaggio vengono crittografati su più livelli diventando invisibili se non per chi li trasmette e riceve. Anche per questo Tor Browser impedisce di utilizzare ogni tipo di plugin, compreso Flash. Associarlo a Tor Browser vorrebbe infatti dire dare informazioni sulla propria identità al server remoto visitato.

Altro consiglio pratico fornito da più siti di riferimento è quello di non utilizzare Google per effettuare ricerche. Il consiglio è quello di utilizzare StartPage (che è anche il motore di ricerca che parte in automatico una volta avviato Tor browser) o in alternativa DuckDuckGo.

Deep Web pericoli, Tor Browser, darknet e dark web chi li usa e cosa cerca

Detto, a puro scopo informativo, di cosa è, come funziona e di come si accede al Deep Web, vale ora la pena di capire chi utilizza oggi questi sistemi e di che tipo di mercato sia collegato ad un simile fenomeno. Un aiuto in questo senso arriva ancora una volta dal Clusit che ha recentemente sviluppato una interessante analisi del fenomeno Tor.

«Non esiste – spiegano dal Clusit – una vera e propria tipologia di utente in quanto la popolare rete Tor è frequentata da attori diversi e per motivazioni distinte. Una analisi dei contenuti consente la facile verifica della presenza di gruppi di criminali, hacktivist, script kiddies, giornalisti, dissidenti, terroristi e molto probabilmente agenzie di intelligence.

Dopo una rapida perlustrazione di questa parte del web è facile rendersi conto che la maggior parte delle transazioni che sono effettuate nei principali black market sono relative alla vendita di sostanze stupefacenti e a servizi/prodotti per la realizzazione di frodi finanziarie».

Per quanto concerne i reati perpetrati attraverso lo strumento informatico, attività illegali che di recente l’Interpol ha raggruppato nelle seguenti categorie:

  • Attacchi informativi contro sistemi hardware e software
  • Crimini finanziari
  • Pedo pornografia

Le darknet offrono ogni genere di servizio e prodotto per agevolare le pratiche illegali citate. «Il dark web – spiegano dal Clusit – è un luogo particolarmente interessante per le comunità di sviluppatori di malware e per i loro clienti. Nel molti black market che vi risiedono è molto semplice reperire codici malevoli e servizi utili alla personalizzazione e distribuzione di malware. Le Darknet sono utilizzate dagli sviluppatori di malware per celare le strutture di comando e controllo delle botnet e renderle resistenti alle operazioni delle forze dell’ordine. I Command & Control server occultati in reti come Tor ed I2P risultano di difficile individuazione, garantendo maggiori possibilità di successo ai gestori delle botnet».

Deep Web, Dark Web, un mercato fiorente

Critroni, Cryptowall, Vawtrak e Dyre sono solo alcuni esempi di malware che hanno occultato i C&C server nelle reti Tor ed I2P. Nell’underground criminale è facile trovare kit per lo sviluppo di malware, nel Maggio 2015 gli esperti dell’azienda di sicurezza McAfee hanno scoperto una piattaforma per la creazione di ransomware denominata Tox.

Per darvi un’idea dei servizi e dei relativi prezzi si pensi che per acquistare un malware è possibile spendere da poche decine fino a qualche migliaio di dollari per un servizio di personalizzazione completa di un codice malevolo.

Deep Web cosa si trova, Dark Web i servizi in vendita

Le Darknet offrono comunque molto altro. «È infatti possibile fruire di numerosi servizi accessori, quali servizi di crypting e servizi di distribuzione del malware – racconta ancora il Clusit -. I servizi di cripting (Crypting services) sono essenziali per nascondere le principali componenti di un codice malevolo ai principali sistemi di sicurezza. Per fruire di tali servizi è sufficiente inviare il codice del malware a un servizio che provvede ad offuscarne le parti di interesse rendendone difficile l’analisi. Secondo dati forniti da Trend Micro nell’ecosistema criminale russo è possibile spendere dagli 80 ai 130 dollari per mille istallazioni di malware su macchine europee». A preoccupare maggiormente le forze dell’ordine e l’Europol è la diffusione di servizi di malware-as-a-service in cui gli utenti pagano per avere una propria versione di un codice malevolo. A farla da padrone nel 2015 sono stati i ransomware, software in grado di bloccare l’accesso alle risorse di un computer (ad es. file utente) fino al pagamento di una somma di denaro da parte delle vittime. (qui lo speciale per sapere ransomware cos’è) Tanto per citare un esempio, gli esperti dell’azienda Sensecy hanno scoperto la piattaforma ORX-Locker che consentiva ai propri utenti di creare il proprio ransomware in soli tre passi.

Deep Web Dark web, Black Market cosa sono e cosa si vende

A questo punto dell’analisi, dopo averli citati più volte vale anche la pensa di focalizzarsi sui Black Market cosa sono e come funzionano.

Si tratta infatti dei luoghi in cui gli utenti possono acquistare prodotti e servizi nel Deep web. Luoghi su cui gli esperti del Clusit sono al lavoro da tempo.

«Rappresentando tali ambienti con una struttura piramidale – spiega ancora Pierluigi Paganini -, avremo al vertice figure con elevate competenze informatiche: questi operatori amministrano il sistema e ne gestiscono

i proventi. Nella parte intermedia troviamo i broker e i venditori, ovvero coloro che utilizzano le piattaforme per proporre servizi di varia natura, dal noleggio di botnet a servizi di spamming. Non sempre questi operatori hanno skill elevati, tuttavia è facile imbattersi in professionisti che accanto a spiccate capacità informatiche hanno competenze di mercato che usano per proporre al meglio i propri prodotti o agendo da broker per terze parti.

Alla base della piramide, ma non per questo meno importante, troviamo i “mules”, ovvero quelle figure che consentono di “convertire” le attività illegali in denaro (cash out), ad esempio attraverso attività di riciclaggio. Queste figure spesso non sono dotate di capacità tecniche, a loro sono assegnati compiti per convertire i proventi dell’attività illegale in danaro, ad esempio fisicamente acquistare merce con carte clonate oppure effettuare bonifici verso conti gestiti dai criminali trattenendo per sè una piccola quota delle somme loro versate».

«Tra gli studi italiani di maggiore interesse nell’analisi dei black market pubblicati vi è senza dubbio l’analisi presente nell’annuale Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento No. 5/2015 prodotto dall’Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento (UCAMP) – racconta il Clusit -. Il rapporto include un’approfondita analisi sulle attività fraudolente attraverso il Dark Web. Gli esperti hanno osservato i principali black market, monitorando i cambiamenti nelle offerte di prodotti e servizi per un’ampia gamma di attività illegali relative alle frodi con carte di pagamento. Si è potuto constatare che il prezzo dei dati delle carte di credito è andato riducendosi nel tempo. Tale flessione è imputabile alla grande disponibilità di dati relativi a carte di pagamento sottratti nel corso dei numerosi attacchi osservati nei mesi precedenti. Alla stesura del presente rapporto i principali black marker attivi in rete TOR erano i seguenti. Gli esperti del gruppo di lavoro hanno constatato la possibilità di acquistare prodotti relativi alle frodi con carte di pagamento ai prezzi riportati nella tabella seguente. I prezzi sono riferiti a pezzi singoli e sono indicativi essendo le quotazioni variabili e funzione del volume di dati che si intende acquistare, dalla provenienza geografia, dall’importo minimo garantito e dalla data di scadenza delle carte di pagamento».

Di seguito alcuni esempi relativi all’offerta delle principali comunità di hacker nelle darknet:

  • Un record contenente informazioni personali di un utente (PII record) è venduto a $1. (Fonte: Trend Micro).
  • Account PayPal ed eBay sono acquistabili a partire da $300 (Fonte: Trend Micro).
  • Account per online banking sono venduti a prezzi compresi tra $200 e $500 in funzione del saldo contabile e della relativa storia.
  • Le scansioni di documenti di identità e patenti sono acquistabili per una cifra compresa tra i $10 ed i $35 (Fonte: Trend Micro).
  • Documenti contraffatti costano dai $200 ai $1000, mentre una falsa patente americanapuò essere acquistata ad una cifra di $100-$150.
  • Hackerare un account Facebook, Twitter o di altre piattaforme di social networking può costare dai $50 ai $200 dollari.
  • Un Remote Access Trojan costa dai $150 ai $400.
  • Il codice sorgente di un malware bancario con annessa personalizzazione è offerto per una cifra dai $900 ai $1500.
  • Noleggio di una botnet per un attacco di un DDoS di circa 24 ore può arrivare a costare fino a $1500.

È lecito chiedersi a questo punto quale sia il volume di affari dell’ecosistema criminale che stiamo analizzando, un gruppo di esperti ha studiato i 35 principali black market verificando che essi riescono a gestire transazioni per un ammontare che oscilla dai $300,000 ai $500,000 al giorno.

Circa il 70% di tutti i venditori si limita alla vendita di prodotti per un ammontare complessivo inferiore ai 1.000 dollari, un altro 18% dei venditori realizza vendite tra i $ 1.000 e $ 10.000, solo il 2% dei produttori è riuscito a vendere più di $ 100.000.

Ci troviamo dinanzi ad una economia in espansione, considerando che il popolare black market Silk Road nel 2012 aveva un giro di affari annuo di circa 22 milioni di dollari (Studio Carnegie Mellon 2012).

Deep Web cos’è e Dark Web, tra terrorismo e pedopornografia

Detto dei crimini informatici e dello “spaccio” di malware e ransomware è impossibile parlare di Deep web e Dark Web senza citare le due piaghe maggiori, con ogni probabilità: ovvero terrorismo e pedopornografia.

Molti siti del dark web sono infatti utilizzati da membri di organizzazioni come l’ISIS e Al Qaeda per attività di propaganda, tali siti vengono utilizzati per condividere video e immagini relative alle attività

dei gruppi radicali, come spiega il Clusit che ha sviluppato una ricerca ad hoc.

Il Dark Web, come abbiamo visto, è un ambiente difficile da monitorare per ammissione stessa degli esponenti delle agenzie di intelligence e delle forze dell’ordine, è naturale quindi che cellule terroristiche lo utilizzino per le proprie attività. «Alcuni hidden service – spiegano dal Clusit – presenti nella rete TOR sono stati utilizzati come repositori degli eseguibili di mobile app utilizzate da gruppi jihadisti per comunicazioni sicure. Abbiamo notizia di alcuni siti utilizzati per condividere indirizzi Bitcoin per la raccolta di fondi per finanziare attività delle cellule operative in occidente. In rete è reperibile il testo “Bitcoin wa Sadaqat al Jihad” che spiega come acquistare armi nel dark web per azioni terroristiche. Le darknet sono state anche utilizzate per diffondere un manuale, intitolato “How to Tweet Safely Without Giving out Your Location to NSA.” Che istruisce i militanti dell’ISIS a eludere le attività di sorveglianza operate dalle agenzie di intelligence occidentali».

L’anonimato di queste reti offre un ambiente ideale anche per i crimini pedopornografici purtroppo. Una ricerca condotta da Trend Micro ha infatti dimostrato che proprio il materiale pedo pornografico presente nelle darknet rappresenta una porzione significativa del contenuto

complessivo di queste reti.

Gli esperti hanno condotto un singolare esperimento, una volta identificate 8,707 pagine “sospette” in rete hanno analizzato i link contenuti in queste pagine e che referenziavano contenuti nelle darknet. I contenuti dei siti web presenti nel dark web sono risultati i seguenti:

  • Siti utilizzati per la distribuzione di malware (drive-by download) (33.7%).
  • Siti per anonimizzare la navigazione in rete (31.7%).
  • Siti contenenti materiale Pedopornografico (26%).

I risultati, seppur condotti su un campione non rappresentativo, lasciano poco spazio ai dubbi, le darknet sono un ambiente familiare per criminali e pedofili.

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Marco Maria Lorusso

Servitore della penna, la fatica come vocazione. Pugile e Medievalista mancato. Divoratore di BritPop e Dylan Dog, papà di Gaia Maria e Riccardo. Direttore Responsabile #Digital4Trade #Sergente