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Cinque modi con cui la realtà virtuale sta cambiando l’healthcare

di Paolo Longo

30 Giu 2017

Scienza e tecnologia si incontrano all’interno di un paio di visori VR, compagno ideale per aiutare i pazienti a vivere meglio la loro riabilitazione fisico-emotiva

La tecnologia è un fedele alleato dell’healthcare. Dall’utilizzo della robotica in sala operatoria fino agli algoritmi di machine learning per prevenire certi tipi di malattia a livello genetico, le due autostrade hanno spesso incrociato i loro percorsi. La medicina, grazie alle innovazioni nel campo della Realtà Virtuale, ha scoperto un nuovo modo per diagnosticare, curare e gestire il malato e le conseguenze di una riabilitazione difficoltosa.

 

Il VR è molto più di un semplice strumento di intrattenimento. È vero, gran parte del suo successo si deve al mondo dei videogame ma l’utilizzo in tanti altri ambiti cresce a vista d’occhio, soprattutto quando può essere di supporto per superare ostacoli che a volte sono solo nella nostra mente. Approcciare il fantastico per vivere meglio il reale? Sembra un paradosso ma è proprio così: con un paio di visori dinanzi agli occhi le persone possono tornare a compiere quelle azioni che prima portavano a termine senza problemi e che, per vari motivi, sono diventate impossibili da realizzare. Ecco qualche esempio di come il VR sta già rivoluzionando l’healthcare.

 

Trattamento del dolore

Ci sono studi scientifici che dimostrano come la realtà virtuale possa davvero abbassare il dolore in specifiche situazioni. La zona del cervello collegata allo stato di malessere, parte della corteccia somatosensoriale e l’insula, è meno attiva quando un paziente è immerso in ambientazioni fantastiche. Addirittura in alcuni casi, il VR può essere d’aiuto durante interventi medici in cui non è prevista (o non è consigliabile) un’anestesia totale o locale. La virtual mirror therapy è invece usata per curare stress dovuto ad amputazioni, che creano nelle persone sensazioni di dolore psico-fisico per l’arto che non c’è più.

 

Terapia mentale

Tramite un avatar riprodotto, i medici hanno ottenuto ottimi risultati nella cura di stress emotivi e stati d’ansia. In Italia, l’Istituto Auxologico di Milano ha creato assieme a Forge Reply, ramo di Reply, una cava 3D, ovvero una stanza in cui immergersi nella realtà virtuale per vincere attacchi di panico e ansia in determinati luoghi, come strade e ambienti chiusi. Attraverso il controllo del sé virtuale, si riesce a contestualizzare meglio quello che sta succedendo per ricondurlo a normali attività percepite dal cervello come non rischiose o preoccupanti.

 

Anche per le fobie

Ma non solo: per alcuni scienziati il VR può coadiuvare il lavoro di uno psicologo nel percorso di cura di paure e fobie, con le quali magari si vive da tempo. Normalmente la pratica suggerisce di seguire una esposizione graduale alla situazione vissuta male, accompagnati da un terapista. La virtual reality, per la sua stessa natura versatile, è in grado di adattarsi alle esigenze dei pazienti, riproducendo esattamente ciò che spaventa le persone per approcciare in maniera diretta, ma graduale, il problema.

 

Riabilitazione cognitiva

Chi ha subito un pesante intervento, magari al cervello o agli arti, può ritrovarsi a vivere in condizioni decisamente diverse da quelle a cui era abituato. Anche attraversare la strada o salire le scale può diventare un compito che, al solo pensiero, risulta impossibile da affrontare. Grazie alla costruzione in 3D di scene quotidiane, i medici sono capaci di accompagnare la riabilitazione fisica a quella cognitiva, simulando task giornalieri con livelli di complessità crescenti. L’obiettivo è allenare le persone all’interno di un sistema controllato fino ad una re-introduzione diretta e pragmatica in società.

 

Non solo per i degenti

Gli sviluppi della realtà virtuale non guardano solo alla cura ma anche alla formazione di medici e specialisti. Ad esempio alcuni ospedali usano già gli occhialini per approfondire i temi legati all’anatomia, per fare pratica di certe operazioni e per gestire momenti di crisi. Gli esperti sono concordi con l’affermare che tecniche di simulazione del genere sono decisamente migliori del guardare un video o spendere qualche ora di training attaccati al computer. O meglio, il computer va ancora bene, ma solo se prevede uno spazio per un paio di visori VR.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher

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