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Smartphone bollenti

Anche Alitalia vieta i Galaxy Note7 a bordo

di Paolo Longo

18 Ott 2016

La situazione per Samsung è oramai questa: produzione ferma e dispositivo considerato alla stregua di un ordigno. Esagerato? Le compagnie aeree dicono di no

Un mese e mezzo fa Samsung cominciava il suo calvario verso la restituzione dei Galaxy Note7. Prima qualche caso isolato di surriscaldamento e fumo dalla batteria, poi qualcosa in più, i dubbi sui difetti di costruzione e il blocco di vendite e produzione. Quello che oggi sarebbe dovuto essere il terminale Android perfetto, sia per un uso personale che professionale, è diventato il fail più famoso della storia hi-tech, almeno di quella recente (e a memoria non ve ne sono altri di tale portata). Il motivo non è solo economico (considerate le perdite sui 2,5 milioni di device che erano stati venduti/pre-ordinati al mondo) ma anche di immagine: quanti degli utenti medi si fideranno d’ora in poi di un telefonino della coreana? Insomma ci sarà del lavoro da fare, non solo sotto la scocca.

Mai più in volo

Le prime compagnie a ritenere il Note7 estremamente pericoloso per la sicurezza del possessore e delle persone intorno sono state quelle aeree. Il motivo è chiaro: dopo la sostituzione dei primi smartphone, su un volo della Southwest Airlines, un Note7 ha bruciato tutta la moquette sotto i piedi del possessore, costringendo gli addetti a far evacuare l’aereo. La vicenda è stata quella che ha spinto Samsung a fermare la commercializzazione a livello globale e le altre aziende di volo a prendere delle misure di sicurezza che andassero oltre l’invito a “tener spento e non in carica” il dispositivo. Fino a quel punto solo i trasporti pubblici di terra di New York avevano bannato il Note7, previo controllo. E invece la questione del divieto assoluto è diventata presto di adozione comune: da qualche giorno anche la “nostra” Alitalia non permette la salita a chi possiede un Note7: “Da oggi (15 ottobre), questo dispositivo Samsung non potrà neanche essere portato in cabina con sé o nel bagaglio a mano” – si legge in un comunicato. Come Alitalia, tutte le maggiori società internazionali si sono adeguate alla norma, tanto che essere scoperti con un esemplare in volo costerà diverse centinaia di dollari a seconda delle policy della specifica compagnia.

Paolo Longo

Tech Journalist, responsabile tecnico/editoriale della sezione Tech Lab #Digital4Trade, appassionato di BritPop e dei fratelli Gallagher