Par-Tec: focus sul cloud con IoT, Blockchain e Opensource
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Par-Tec: focus sul cloud con IoT, Blockchain e Opensource



Par-Tec, vincitore del #TCL Partner Prize, punta all’interconnessione dei dati e la blockchain per l’innovazione in ambito finance fino ai settori industriali

Loris Frezzato

24 Gen 2019


Una ventina d’anni di esperienza nell’innovazione e una vocazione naturale alla valorizzazione dei dati aziendali. La propensione di Par-Tec per l’elaborazione, gestione e analisi dei dati è un filo conduttore della storia e dell’evoluzione del system integrator, milanese con sede operativa anche a Roma, fondato nel 2000 e potenziato nel 2013 con la fusione di due sue società, Babel e Sol-Tec, le quali hanno portato in dote le rispettive competenze in infrastrutture TLC e mondo opensource e sulla system integration a livello software nel mondo della finanza online.

Le tante anime di Par-Tec dedite all’innovazione digitale

A oggi Par-Tec si configura come Gruppo, avendo nel tempo fondato e acquisito una serie di aziende con competenze specifiche. Tra queste, Swing è una società che si occupa di servizi e consulenza IT per le conformità alle normative di Banca d’Italia e per il mercato degli intermediari finanziari, mentre  Lightstreamer realizza software per il real time data push, usato sempre in ambito finanziario o nelle scommesse. «Recentemente abbiamo fondato FaberBee – spiega Michelangelo Uberti, Marketing manager di Par-Tec -, una start up specializzata nella ricerca e sviluppo e nell’implementazione di soluzioni basate su tecnologie blockchain, con declinazioni che dalle criptovalute vogliamo via via spostare all’Industria 4.0 o all’Agrifood o, comunque, a qualsiasi processo produttivo. Altra azienda ancora, parte del gruppo è Fine Tuning, specializzata in sviluppo di applicazioni Web based e in integrazione di soluzioni di intelligence anche per il mercato estero.

Il tutto per un totale che supera i 200 professionisti impiegati, suddivisi equamente tra Roma e Milano, che fungono da centri di competenza, e altre realtà più piccole e molto verticali, impegnate in progetti specifici».

Michelangelo Uberti, Marketing manager di Par-Tec

Integrazione delle competenze in una business line

Tante competenze, prodotti, e soluzioni, distribuite all’interno del Gruppo, che ora Par-Tec intende unificare per presentarle come parti di un’offerta integrata, caratterizzata da una nuova business line che parte dalla realizzazione di device in ottica IoT, passando per l’acquisizione e la trasmissione sicura dei dati raccolti in real time tramite i protocolli costruiti da Lightstreamer, proseguendo quindi al collezionamento e certificazione dei dati attraverso Blockchain per approdare poi all’applicazione della business intelligence e degli strumenti di predictive analytics direttamente ai dati gestiti e distribuiti da questa Blockchain.

«In pratica un full stack che consente di implementare il modello di Industria 4.0, ma in maniera completa – puntualizza Uberti -, partendo dal device fino ai sistemi di manutenzione predittiva o, nel caso dell’Agrifood, di certificazione di filiera, o per altre verticalizzazioni. Competenze già presenti all’interno del Gruppo, ma che erano sparse, e che stiamo ora unificando per presentarle al mercato in maniera integrata».

Un Competence Center per il cloud e il DevOps

Specializzazioni che il system integrator ha concentrato in competence center relativi a ogni singola business unit. Come il Cloud&DevOps Competence Center, un team di eccellenza che ha sviluppato skill approfonditi nella realizzazione di  cloud privati e pubblici di vario tipo, dallo IaaS al PaaS, e competenze su pratiche DevOps, le quali integrano e uniscono i vari processi di sviluppo e di esercizio. «Un Competence Center con cui aiutiamo molte realtà pubbliche e private a innovarsi digitalmente, per passare da vecchie infrastrutture datate su cui risiedono applicazioni monolitiche difficili da scalare, o con processi interni parcellizzati, con sviluppo che non parla con l’esercizio, a una strategia che comprenda il cloud e la logica del DevOps», aggiunge il marketing manager.

IoT e Blockchain strumenti di Par-Tec per l’innovazione

Un percorso di innovazione digitale che Par-Tec sta proponendo toccando temi che nel corso dell’ultimo anno si sono clamorosamente vivacizzati, quali Industria 4.0, industrial IoT, Blockchain. Nuovi scenari che hanno fatto comprendere alle aziende le potenzialità dell’IoT a livello industriale, attivando nuovi mercati, dai device alla sensoristica, al collezionamento, all’interconnessione dati e alla loro trasmissione e analisi. «Potenzialità che si basano comunque sul cloud, il quale ha trascinato con sé anche un ripensamento della business intelligence – commenta Uberti -. I predictive analytics hanno così assunto una grande importanza e in questa logica, se ben elaborati, i dati possono essere utilizzati per fare manutenzione o analisi predittiva correlando dati diversi. Scenari di grandi potenzialità che hanno portato Par-Tec a investirvi. Ma siamo consapevoli che si tratta ancora solo della punta dell’iceberg. Nella Blockchain, per esempio, i casi d’uso sono ancora pochi, e gli unici casi celebri che si sono tradotti in concretezza sono le cryptovalute. La sfida per system integrator come noi è andare a spiegare che esistono casi d’uso che funzionano, al pari delle cryptovalute, e che possono essere utilizzati in ambito business».

Il progetto di gestione del personale in cloud che ha vinto il #TCLAB18  Partner Prize

Un approccio innovativo al mercato che ha valso a Par-Tec l’assegnazione del Partner Prize per la categoria Cloud in occasione del Tech Companies Lab, l’evento per il Canale ICT organizzato da Digital4Trade.

Il progetto per il quale il system integrator è stato premiato, consiste nella realizzazione, in partnership con Accenture e Red Hat, di un private cloud basato su tecnologia open source che potesse ospitare il sistema unico di gestione e amministrazione del personale pubblico di una delle principali Pubbliche Amministrazioni nazionali. Si tratta di circa 3,3 milioni di dipendenti su oltre 10.000 amministrazioni, gestiti attraverso questo cloud che si sarebbe poi potuto evolvere in piattaforma di riferimento per altri progetti del cliente. Per rendere, quindi, l’architettura il più aperta possibile, sono stati realizzati tutti gli strati, IaaS e PaaS e la parte di orchestration e cloud automation, per fare in modo che tutti gli addetti interni coinvolti in progetti potessero utilizzare un portale self-service per richiedere e sviluppare automaticamente i servizi, senza cioè che i soggetti debbano chiedere al CIO l’accesso alle risorse, dall’hardware al software, o autorizzazioni, evitando in tal modo processi che potevano richiedere anche settimane. A oggi, se esistono le risorse, il progettista può accedere in autonomia al portale e rilasciare un’intera infrastruttura nel giro di un paio d’ore o meno. Senza che debba intervenire alcun operatore IT interno, con effettiva riduzione di tempi e costi.

L’open source come infrastruttura di base

«Si tratta di un progetto innovativo perché all’epoca in cui è stato realizzato non esisteva alcuna reference architecture che spiegasse come farlo – commenta Uberti -. Noi abbiamo realizzato, attraverso OpenStack, una infrastruttura sottostante abilitante, e poi trovato il modo di automatizzare il rilascio di più piattaforme Openshift indipendenti, ossia per la parte PaaS, consentendo il rilascio dei pacchetti con un semplice click. Quindi abbiamo eseguito la predisposizione dell’architettura e dei pacchetti, considerando le esigenze attuali e future dell’organizzazione, con particolare attenzione all’alta affidabilità e alle policy di sicurezza.

E oggi questa Pubblica Amministrazione utilizza il nostro progetto anche per fare onboarding delle applicazioni di vecchia generazione sulla nuova infrastruttura. Trasformandole, di fatto, in microservizi, che possano girare su container all’interno dell’infrastruttura stessa».