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Windows Server 2003, migrazione completata solo dal 15% delle aziende

di Gianluigi Torchiani

24 Mar 2015

Un’indagine di SpiceWorks evidenzia come la grande maggioranza dei professionisti IT abbia già pianificato il passaggio a un nuovo sistema operativo

La data del 14 luglio 2015 è stata appuntata da molti professionisti IT. Quel giorno, infatti, avrà termine il supporto Microsoft per Windows Server 2003, il sistema operativo leader nel settore. Per evitare problemi di varia natura (sicurezza, incompatibilità di software, performance, ecc), la migrazione a un’altra piattaforma è considerata da tutti gli esperti di settore come doverosa. E come conferma un’indagine condotta da SpiceWorks su 1300 professionisti IT a livello mondiale, il messaggio sembra essere stato recepito, anche se le aziende hanno programmato il passaggio con meno velocità di quanto ci si potesse aspettare, concedendo un ultimo scampolo di vita a Windows server 2003. Innanzitutto c’è da rilevare come il 99% dei professionisti intervistati sia consapevole della scadenza del 14 luglio, dunque la campagna di comunicazione messa in piedi dal gigante di Redmond è stata efficace. Inoltre circa il 63% dichiara di aver già intrapreso la strada della migrazione: più precisamente, il 15% ha già completato questa fase, mentre un altro 48% l’ha solo fatto parzialmente. Tra questi, la maggioranza confida di completare il processo entro al massimo sei mesi. Un altro 28%, inoltre, ha già programmato di avviare questo processo di migrazione nei prossimi mesi, tanto che il 76% prevede di riuscire a farcela entro la deadline del 14 luglio. Solo una ristretta minoranza, circa l’8%, non ha intenzione di abbandonare – almeno per il momento Windows server 2003.

Dunque oltre 9 aziende su 10 hanno migrato o si preparano a farlo. Ma verso che cosa? In grande maggioranza (64%) verso Windows Server 2012 R2, la ultima versione del sistema operativo disponibile. In buona parte, i professionisti IT scelgono questa opzione proprio perché si tratta dell’ultima versione, ma anche per le possibilità di virtualizzazione e ragioni legata alla standardizzazione del software. WinServer 2008 R2 è invece la seconda scelta. Ci sono ovviamente tutta una serie di barriere legate a questo processo che ostacolano il lavoro e la programmazione dei reparti IT: in fondo c’è la la mancanza di un bisogno immediato, perché il vecchio Windows server 2003 compie ancora il suo dovere. Ci sono poi problemi legati al budget, alla perdite di tempo e alla compatibilità con i software esistenti. In qualche modo, però, la strada sembra tracciata. E non si tratta soltanto di un cambio di software: circa i tre quarti dei professionisti IT, di pari passo con la migrazione, stanno pianificando investimenti importanti nell’acquisto di nuovi server, servizi cloud e di soluzioni di virtualizzazione. Insomma, la ricerca conferma che la fine di Windows Server 2003 è in atto e, secondo diverse stime, dovrebbe comportare un giro d’affari di 100 miliardi di dollari.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade