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Reportage

VEM sistemi: non solo IT, ma sempre più una Smart company

di Gianluigi Torchiani

28 Apr 2015

L’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Bossi, nel corso di un recente incontro organizzato presso H-FARM, ha delineato le strategie di un’azienda in salute, che guarda a settori nuovi come la building automation e l’Internet of Things

Non solo Information Technology ma una vera e propria smart company a tutto tondo: potrebbe riassumersi così la nuova strategia di VEM sistemi, che è stata raccontata nel corso di un recente incontro (Collaboration Economy & Workplace Transformation) organizzato insieme con Cisco nella cornice di H-FARM, il noto Venture incubator situato a Ca’ Tron (Treviso) nato con l’obiettivo di aiutare giovani imprenditori nel lancio di iniziative innovative e supportare la trasformazione delle aziende italiane in un’ottica digitale. L’amministratore delegato e direttore generale, Stefano Bossi, ha tracciato il quadro di una società in salute, che ha potuto vantare nel 2014 un fatturato di 30 milioni di euro di fatturato, in netta crescita rispetto ai 22 milioni del 2012. VEM oggi serve ben 800 clienti, con un particolare focus sulla media impresa e ha anche aumentato il numero dei suoi dipendenti, che oggi sfiora le 150 unità. Tutto questo grazie a una strategia “smart” ma al tempo stesso estremamente concreta, che si propone di erogare servizi che semplifichino la vita ai propri clienti.

Come ha infatti spiegato Riccardo Donadon, fondatore di H-FARM Ventures, esiste oggi un estremo bisogno di semplicità non solo nel mercato consumer ma anche in quello business: «In questo momento gli apparecchi mobile hanno cambiato le abitudini dei consumatori e si sono sviluppati proprio per la loro semplicità, per la loro capacità di aggredire quella fetta ampia di popolazione che sino a ieri era refrattaria verso tutto ciò che fosse tecnologia. Quello che cerchiamo di mettere come punto fermo nei ragazzi che lavorano in H-FARM (al momento 15 startup incubate in H-CAMP, di cui otto straniere) è di non farsi prendere troppo la mano dalla passione per la tecnologia fine a se stessa, perché alla fine il consumatore finale vuole dei dispositivi semplici e veloci, che possa utilizzare in qualsiasi momento. Ma anche tutta l’industria sta progressivamente assimilando questa lezione. L’interlocutore riconosce la semplicità di questi oggetti e quando ritorna nel suo ufficio pretende di avere delle cose che abbiano lo stesso tipo di caratteristiche. Il benchmark di riferimento, insomma, è diventato quella della user experience da consumer».

In quest’ottica l’azione di semplificazione del system integrator è sempre più a 360 gradi: dunque VEM opera come integratore di tecnologie in ambiti classici dell’IT tradizionale (networking, Data center, sicurezza) o innovativi (cloud, collaboration), attraverso partnership collaudate con alcuni dei più importanti vendor del settore, tra cui per l’appunto Cisco, VMware, NetApp, ecc. Una semplificazione che avviene non soltanto con la fornitura di dispositivi hardware di ultima generazione, ma anche con vere e proprie soluzioni software messe a punto dalla stessa VEM che permettono all’utente finale di poter gestire l’innovazione in maniera semplice ed efficace. La scommessa più recente, però, riguarda la decisione di costituire una vera e propria divisione dedicata alla Building automation, impegnata quindi a realizzare soluzioni che permettono di tenere sotto controllo le prestazioni energetiche di uffici e aziende (grazie anche a una partnership con un nome del calibro di Schneider Electric), ma che guarda già più in là, ovvero al mondo dell’Internet of Things.

«Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma – spiega Bossi – dall’IT all’OT, quindi dall’information technology all’operation technology, dove per operation intendiamo la componente industriale, di building e di ufficio. Dunque ci rivolgeremo non solo a processi digitali in termini stretto, ma con la tecnologia IT cercheremo di andare a impattare e a tecnologizzare processi industriali che sino a poco tempo fa non era nemmeno presi in considerazione. Penso ai sistemi Scada, ai PLC, ossia terminologie che sono tipiche non tanto degli ingegneri informatici ma sono piuttosto bagaglio culturale più dell’ingegnere elettrico o elettromeccanico». In buona sostanza, l’idea è che queste tecnologie possano dialogare tra loro, essere controllate e restituire informazioni utili grazie alla convergenza sull’IP, dunque all’avvento della cosiddetta Internet of Things. Una vera e propria sfida per VEM sistemi perché, oltre agli oggetti, cambiano anche le persone con cui si ha a che fare: non più l’IT manager, ma magari il direttore di stabilimento o di produzione, oppure il facility manager o l’energy manager.

«Abbiamo assunto sei persone da un’azienda di domotica, era necessario avere al nostro interno persone capaci di parlare quel tipo di linguaggio e analisi, profondamente diversi rispetto a quelli dell’IT tradizionale. Va detto che c’è un livello di difficoltà legato alla presenza dei cosiddetti “silos”: al momento gli ambienti della produzione industriale non sono integrati tra loro. Poi c’è il problema che spesso il facility manager non parla con l’IT manager, ecc; in poche parole c’è quindi il tema di far collaborare ambienti che sono oggi a compartimenti stagni. Ci sono poi da abbattere barriere non solo organizzative ma anche culturali. Insomma la nostra è una vera e propria sfida imprenditoriale, considerato che, per il momento, il mercato è ancora pionieristico, anche se i segnali sono comunque confortanti», conclude l’amministratore delegato di VEM sistemi.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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