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Intervista esclusiva

Microsoft: ecco le opportunità del cloud ibrido per i partner

di Gianluigi Torchiani

07 Giu 2017

Aziz Benmalek,Vice President, Worldwide Hosting & Managed Service Providers del gruppo, spiega la strategia della casa di Redmond. Che interessa da vicino anche gli operatori del canale, chiamati sempre più a operare come Managed service provider

Microsoft è senza dubbio uno dei protagonisti globali del cloud pubblico: Azure è infatti una delle tre piattaforme più utilizzate a livello globale. Ma la strategia della casa di Microsoft è nettamente più ampia, indirizzandosi verso quello che è indicato da tutti gli esperti come il vero futuro della nuvola, vale a dire il cloud ibrido. Lo ha confermato a Digital4Trade Aziz Benmalek,Vice President, Worldwide Hosting & Managed Service Providers di Microsoft, confortato anche da un recente studio condotto a livello globale (451 research). Che evidenzia come ben il 90% dei rispondenti sia disponibile a riconoscere qualcosa in più a quei service provider capaci di costruire e gestire un ambiente cloud ibrido. Non solo: i servizi rappresentano ben il 74% della spesa cloud/host programmata per il 2017. In particolare si tratta di servizi a elevato valore aggiunto, come Power BI, machine learning, IOT, ecc.

Aziz Benmalek,Vice President, Worldwide Hosting & Managed Service Providers di Microsoft

Destinazioni diverse per workload diversi 

Tutte queste tendenze, secondo Microsoft, avvantaggiano non poco l’universo dei partner: «Dal nostro punto di vista crediamo che il modello ibrido sia destinato a prendere ancora più forza nel prossimo futuro. Ci sono una serie di trend a cui stiamo assistendo, come la data sovereignity, la latenza delle applicazioni e così via che spingono in questo senso. Dunque crediamo che i clienti affronteranno il cloud in modi diversi: alcuni workload continueranno a lavorare on premise, i service provider continueranno a giocare un ruolo a livello locale, ma allo stesso tempo hyperscale e public cloud come Azure acquisiranno un’importanza ancora più critica rispetto a oggi. Questo spiega perché abbiamo annunciato Azure Stack, che collega il nostro public cloud con i data center dei service provider e dei privati. Questa soluzione offre consistenti opportunità ai partner di tutto il mondo, anche dell’Italia, perché apre le porte alla possibilità di offrire servizi basati su Azure».

I vantaggi del modello pay per use

Non tutti i workload, è il ragionamento del manager Microsoft, possono funzionare al meglio sul public cloud così come sono, alcuni devono essere adeguatamente ottimizzati e ricalibrati. Per questo motivo i managed service provider giocano un ruolo critico nell’accompagnare i clienti nel loro cloud journey, aiutandoli in questo processo di transizione, in particolare nell’ottica di un vero e proprio processo di cloud assesment, che permetta di capire quali carichi debbano essere spostati e in che modo. Questo fa dire a Benmalek che «Il mondo dei partner Microsoft è al centro della nostra strategia e continuerà a esserlo. Anzi,  lo è ancora di più nell’ambiente cloud. Perché i service provider sono fondamentali nel cloud journey. Ovviamente ci sono molteplici livelli di ingaggio dei nostri partner. Innanzitutto riguardo alle tecnologie che stiamo adottando. Abbiamo aperto le porte con una serie di soluzioni che possono essere offerte, da Office 365 a Dynamics 365, Skype for business, rendendo disponibile il migliore training, sia dal punto di vista commerciale che tecnico. Inoltre li aiutiamo dal punto di vista del go to market, cioè a scegliere quali segmenti di mercato affrontare e in che modo. In effetti il go to market nel cloud è completamente differente, poiché anche l’esperienza del cliente è ancora più critica rispetto al passato. Specialmente con il modello pay per use penso che il valore aggiunto che debba essere portato dal partner risulti ancora più decisivo».

 

Cloud sempre più in crescita

Una sfida che, secondo il manager Microsoft, è ormai stata ben recepita dai partner di tutto il mondo: «La crescita a cui abbiamo assistito, i servizi ormai resi disponibili dai nostri partner, tra cui l’adozione di Office 365 e del programma CSP è veramente elevata, inoltre il numero dei partner certificati è esponenzialmente in crescita. Vediamo anche in Italia un ecosistema di partner attivo e che si sta evolvendo. In generale l’Italia – se comparata con gli altri paesi europei – ha una base di canale più ampia ma fatta di partner più piccoli e si tratta di un aspetto che garantisce maggiore dinamicità al mercato. C’è stata una reazione più ampia del canale rispetto a quella che ci si sarebbe potuta aspettare nel fornire servizi basati su cloud, possiamo contare su moltissimi player che stanno offrendo servizi in questo senso».

 

Distributori e MSP secondo Microsoft

In questo panorama tecnologico complesso e in costante evoluzione c’è anche un ruolo per quei distributori capaci di evolversi: «Allo stesso tempo sta evolvendo anche il ruolo della distribuzione, d’altronde il cloud costituisce qualcosa di molto diverso dall’impacchettare il software e spedirlo ai propri partner. Ci sono molti distributori che si stanno ritagliando un ruolo di aggregatori nel cloud, in modo da aiutare i propri reseller ad organizzare la giusta soluzione, permettendogli così ad avanzare nel mercato SMB, come previsto nel nostro programma CSP». Insomma le antiche paure del canale nei confronti del cloud appaiono definitivamente superate, spiega il responsabile Microsoft. Secondo cui, piuttosto, occorre continuare a supportare i partner in quello che è in tutti gli effetti un notevole cambiamento del business model, che presuppone – tra le altre cose – un modello di fatturazione su base mensile, facendoli sempre più diventare managed service provider.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade