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Strategie

L’interconnessione Equinix abbatte le distanze dei servizi cloud

di Giuseppe Goglio

12 Dic 2017

L’operatore, forte di una presenza diffusa in tutti i continenti, evidenzia come accesso ai dati, flessibilità e sicurezza siano garanzie per la trasformazione digitale, grazie anche alla posizione strategica dell’Italia

Di fronte a un tema come la trasformazione digitale dove nessuno o quasi può chiamarsi fuori, il cambio di passo richiesto alle aziende è solo l’aspetto più evidente. Buona parte del peso è infatti sulle spalle di chi i dati è chiamato a trasmetterli e ad assicurarne disponibilità e sicurezza.
Un tema non nuovo per chi è già attivo nel settore da anni, arrivato però al momento di affrontare un importante salto di scala e rivelarsi all’altezza di richieste più esigenti. «Siamo di fronte a un passaggio essenziale per l’Italia nel contesto del mercato internazionale, e di conseguenza anche per noi – conferma Emmanuel Becker, managing director di Equinix -. Siamo infatti soprattutto un’azienda di interconnessione, al servizio di chiunque abbia bisogno di interagire con service provider di diverso genere e clienti finali».

Con la crescita esponenziale dei volumi di dati da trattare e la diffusione di filiali e partner su scala internazionale, non è più sufficiente occuparsi della propria componente di infrastruttura, residente o remota che sia. La ricerca di velocità, affidabilità e sicurezza, passa anche per chi è in grado di garantire l’interconnessione. Vale a dire, data center organizzati affinchè i dati siano disponibili il più possibile al proprio interno o al massimo nella propria rete. «Possiamo contare su 190 data center distribuiti in cinque continenti, di cui quattro in Italia – sottolinea Becker -. Copriamo 48 metropoli, ma soprattutto ospitiamo server del maggior numero di ISP, Telco, Internet Exchange al mondo».

Per quanto veloci possano essere le reti, meno distanze devono percorrere i dati, più alte sono le prestazioni per l’utente finale e minore è la congestione a livello globale. «Ogni cliente ha sempre più bisogno di essere collegato ad altri sistemi e a più provider – rilancia Becker -. Nessuno, provider o utente, può offrire accesso in modo autonomo, tutti abbiamo bisogno di interagire. Serve quindi una piattaforma globale per un accesso semplificato e flessibile».

Nella visione Equinix, questo è quanto serve per completare la trasformazione digitale e questo è esattamente ciò su cui si concentrano ancora di più le strategie dell’azienda. Interconnessione significa anche complessità ed è questo uno dei più importanti dei quali un’azienda può liberarsi per concentrasi sull’aggiornamento dei processi strategici.

Emmanuel Becker, managing director di Equinix

Difficile chiamarsi fuori

«Seguiamo gli aspetti dell’interconnessione fin dalla fine degli Anni ’90 – interviene Marco Zacchello, global solutions architect di Equinix -. Servizio inizialmente rivolto agli operatori TLC, successivamente anche i provider hanno voluto entrare nei nostri data center. Seguiti dagli operatori finanziari, oggi è un servizio del quale sempre più aziende hanno bisogno, prima ancora di pensare all’arrivo di IoT».

In estrema sintesi, e semplificando il principio, per un’azienda affidarsi a un provider di interconnessione significa liberarsi dalle incombenze legate ai singoli servizi. Aspetti come prestazioni, sicurezza, copertura territoriale e flessibilità non sono più preoccupazioni dirette.

«Equinix Internet Exchange copre prima di tutto lo scambio di dati tra aziende o tra sedi remote – spiega Zacchello -. Possiamo anche garantire connessioni dirette dedicate, con evidenti riduzioni dei costi e prestazioni di qualità. Colleghiamo persone, luoghi e cloud, ovunque, attraverso servizi di prossimità».

Con il consolidarsi del modello cloud, diventa inoltre indispensabile offrire un ulteriore livello di prestazioni. «Equinix Cloud Exchange è la via per connessioni sicure, eventualmente in modalità privata, ai servizi cloud più diffusi, inclusi Azure, AWS, Salesforce – rilancia Zacchello -, con prestazioni in linea con i requisiti richiesti, tempi di messa in opera ridotti e la necessaria flessibilità».

Argomenti oggi forse non ancora attuali per ogni realtà, ma dai quali nel giro di poco tempo in pochi potranno chiamarsi fuori. L’Italia in particolare, si trova in una di quelle situazioni dove un certo ritardo manifestato in passato può trasformarsi in una spinta decisiva per allungare il passo e trasformasi in pioniere, grazie anche alla posizione geografica. Non a caso, dopo aver inseguito negli ultimi anni, per il 2018 IDC vede il cloud in Italia crescere del 22%, contro il 21% dell’Europa Occidentale.

«Per noi è un mercato strategico – conclude Becker -. Spesso, non ci si rende conto di tutta la ricchezza di questo ecosistema. Con la digital transformation, abbiamo l’opportunità di partire nel momento ideale. La maggior parte dei dati si cambia tra data center e il Paese è all’incrocio delle vie dei principali cavi sottomarini. Investendo maggiormente sul transito dei dati di passaggio per l’Europa, si avrà un impatto positivo sull’intero continente».

Giuseppe Goglio

Contributing Editor #Digital4Trade

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