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Strategie

Innovazione e tecnologia: il ritorno alle origini di HPE

di Loris Frezzato

19 Gen 2017

Dall’ultimo Discovery, l’evento indirizzato a clienti e canale, il vendor manda il messaggio di una maggiore focalizzazione e aumentato focus sul canale a valore

Stefano Venturi, Corporate VP e Amministratore Delegato Gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia

È con una strategia che rivendica i fasti e gli onori del passato che HPE si ripropone al mercato alla chiusura del proprio HPE Discovery, l’evento annuale tenutosi a Londra a fine 2016. Un incontro per indicare al pubblico di clienti e partner intervenuti i nuovi fronti su cui intende focalizzarsi dopo i vari riassetti societari e d’offerta, effettuati, annunciati (o attesi) che la stanno vedendo protagonista. Lo conferma Stefano Venturi, in un incontro italiano in cui commenta quanto annunciato all’evento londinese: «Hewlett Packard torna alle origini, ossia all’high tech, a quella spinta alla ricerca e allo sviluppo di nuove categorie di prodotti che ha caratterizzato l’azienda fin dalle sue origini. Dagli oscillatori, ai Led in tempi nemmeno sospetti, fino alle innovazioni come le stampanti laser o inkjet. Poi la svolta, verso il 2000, a essere la prima azienda multinazionale a decidere di mettere Linux sui grandi server per i Data Center. Un approccio pionieristico che ci ha connotato come fautori di numerosi cambiamenti di cultura, consentendoci di diventare numero uno mondiale nel mondo dei server, scatenando una corsa senza fine che ha portato, però, le scorse gestioni a investire anche in settori disparati. Troppi forse. Si è quindi deciso di tornare alle origini e di focalizzarci nello sviluppo di tecnologie che innovano, per definire nuove modalità di “fare le cose”».

Un ritorno alle origini che, come le cronache raccontano, ha comportato uno sfrondamento di alcune parti di business, a partire dalla scissione dalla divisione pc e stampanti per concentrarsi sul data center e networking, mentre anche la parte di servizi sta per essere ceduta, insieme a 150.000 persone a livello worldwide e un migliaio in Italia. Con la creazione, attraverso il merger con CSC, di un player colossale secondo solo ad Accenture. Quindi sarà la volta del software, la cui separazione è prevista ad agosto, con l’acquisizione da parte di Micro Focus.

«Si torna a fare gli ingegneri – ribadisce Venturi – e con forte focalizzazione. Una strategia adottata nel momento più giusto, in cui i social e la mobility, tra molti, hanno accelerato quel passo tecnologico necessario. E ora i nuovi paradigmi sono rappresentati dall’IOT, big data e l’analisi dei dati che, coadiuvati dal Cloud, ossia da una risorsa elaborativa non più limitata, consente l’accesso a tutti. Più aziende possono così accedere a grandi potenze elaborative, in maniera granulare, scalabile, e dare il via effettivo all’economia delle idee. Senza vincoli».

Un panorama da cui ci si attende un’accelerazione tecnologico, dove vince chi si specializza. Da qui la decisione di HPE di concentrarsi su alcune, definite, aree tecnologiche. Tornando a essere “computing centric”, ma in maniera innovativa, con ambienti aperti, open source, e nel paradigma dell’IOT.

 

Giuseppe Cicchirillo, Product Manager Data Center Hybrid Cloud di HPE

«Da qui la presentazione del primo prototipo di “The Machine” – interviene Giuseppe Cicchirillo, Data Center e Hybrid Cloud product manager -, un progetto che porterà uno sviluppo e cambiamento radicale nell’IT con capacità e dinamiche avanzate rispetto a quelle tradizionali. Un nuovo modello architetturale basato su nuove esigenze di analytics dove l’open source sarà di base e con grande attenzione alla sicurezza. E, soprattutto, semplice, in modo da poter essere utilizzato su larga scala, dai piccoli dispositivi ai grandi sistemi. Si tratta di un balzo prestazionale che passa da un’architettura con al centro la capacità computazionale, a una che mette al centro la memoria con il supporto della fotonica che ne consente la disponibilità da qualsiasi sistema e ovunque».

Altra evoluzione è poi quella relativa all’Hybrid IT, che sta affrontando una nuova generazione, con Oneview che si candida a diventare base per le traduzioni in ottica hyperconverged, con le sue nuove release in grado di gestire anche gli analytics, mentre Synergy si pone come abilitatore dei multicloud, con modelli di costruzione di servizi simile a quello del public cloud. Portando, di fatto, il catalogo servizi all’interno delle aziende, e con accesso aperto a tutti i partner. Altre novità riguardano l’hyperconverged 380 operating environment 2.0, che consente di diventare un virtual machine service provider interno e, infine, All-Flash Data Center, un programma che velocizza l’adozione di questa tecnologia di storage, agevolando l’uso delle app e ponendo attenzione particolare sui rischi e sicurezza.

«Sulla linea della nuova strategia, certo è che lavoreremo molto di più con delle partnership con il canale – annuncia Venturi -, nelle sue varie sfaccettature. Dalle startup ai reseller ai system integrator. Un aspetto, questo, su cui stiamo investendo tantissimo e che innalza ulteriormente la quota di indiretta, che se qualche anno fa rappresentava il 50% del fatturato, si è arrivati a oltre il 70% attuale, con prospettive di aumentarne ulteriormente la percentuale. Partner a valore che ora, con la divisione da HP Inc, avranno una corretta collocazione, intraprendendo una strada differente dal trade a volume»

Loris Frezzato

Prendetemi così: dopo decenni dedicati al trade, ancora trovo il modo di entusiasmarmi per un settore che non smette di cambiare. Caporedattore #Digital4Trade