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Strategie

Citrix, per sviluppare il software defined workplace serve un nuovo paradigma

di Gianluigi Torchiani

07 Apr 2016

Lo specialista delle tecnologie di virtualizzazione punta sui progetti di smart working delle organizzazioni distribuite sul territorio. Ma offrire una suite flessibile e sicura non basta, bisogna spingere nel canale l’attitudine a maturare una visione d’insieme sulle esigenze dei clienti.

Benjamin Jolivet, Country Manager di Citrix
Il concetto di software defined data center e di virtual machine è superato. Per Citrix il futuro (oltre che naturalmente il presente) è il software defined workplace. Una postazione di lavoro che coniughi flessibilità e sicurezza senza limiti di performance dovuti al tipo di device in uso, al luogo in cui si trova l’utente, alla disponibilità di rete, al tipo di applicazioni che sta adoperando e soprattutto al workload generato dalle attività. Il problema è riuscire a orchestrare il tutto senza danneggiare la user experience. Ed è qui che entra in gioco la tecnologia di Citrix, che sposta l’intelligenza applicativa dall’end-point all’architettura. Si riconfigura così l’offerta del vendor, che ora si posiziona come specialista delle soluzioni per lo smart working.

«Una nostra recente indagine rivela che il 70% dei collaboratori è disposto a lavorare di più, a patto di avere maggiore flessibilità. È una grande opportunità per noi e per i nostri partner, ma presuppone nuove competenze nell’approccio all’IT, oltre alla capacità di comunicare non solo con le figure apicali delle aziende, tra direzione generale e HR, ma anche con gli architetti e gli interior designer coinvolti nei progetti di trasformazione», spiega Benjamin Jolivet, Country Manager di Citrix Italia, Southeastern Europe & Israel. L’evoluzione è in atto nel gruppo da circa due anni e vede nel rapporto con il canale, attraverso cui Citrix genera il 92% dei volumi, una delle sfide più complesse. La nuova missione infatti prevede un radicale cambio di prospettiva nel momento in cui il partner entra in contatto con il cliente finale. 

«In molti casi i system integrator sono abituati a identificare soluzioni per specifici task e non a proporsi come supporto per la gestione di interi processi di digital transformation, come per l’appunto l’adozione di un programma di smart working all’interno di organizzazioni distribuite sul territorio. D’altra parte, le aziende si muovono ancora in maniera tattica: cercano risposte per esempio sulla data protection o sui firewall, ma fanno ancora fatica a concepire una visione di insieme. Riuscire a coniugare i due aspetti significa predisporre un’offerta che continui a indirizzare esigenze particolari, rivelandosi allo stesso tempo capace di diventare la dorsale su cui innestare uno o più meccanismi di trasformazione del workflow in chiave software defined workplace. Citrix punta su una suite robusta e flessibile – aggiunge Jolivet, – basata su soluzioni come XenApp, XenDesktop e XenMobile».

Il loro compito è virtualizzare applicativi e dispositivi in modo da poter essere ottimizzati attraverso NetScaler, che sfrutta la banda disponibile (fissa o mobile, su reti tradizionali o LTE) al massimo potenziale e ShareFile, che gestisce distribuzione e sicurezza dei dati in maniera agnostica. «Il Cloud ha aumentato drasticamente le possibilità di scelta in termini di software, e i clienti devono sempre essere liberi di poter passare da una piattaforma all’altra senza aver paura di sperimentare».

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade