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data center

Lenovo – VMware: iperconvergenza e cloud “complici” della digitalizzazione delle aziende

di Loris Frezzato

07 Dic 2017

Un accordo di collaborazione tra le due aziende porta Lenovo a lanciare i sistemi iperconvergenti Think Agile VX, basati su VMware vSAN. Per attivare una prospettiva di multicloud e aprire la strada verso il service providing ai propri partner

Due aziende partner, unite nell’obiettivo di portare la digital transformation nel Paese che passa da un nuovo concetto di data center. L’iperconvergenza, l’infrastruttura, fisica e virtualizzata, su cui il canale può valorizzare le nuove tecnologie, artificial intelligence fra tutte. È stato un confronto a due quello organizzato di recente tra Lenovo e VMware davanti a una platea di giornalisti, con i due riferimenti italiani, Alberto Bullani, country manager VMware da un lato e Alessandro De Bartolo, country manager Data Center Group di Lenovo dall’altro, a disquisire sullo stato di digitalizzazione delle aziende italiane, su cosa serve loro e cosa le due aziende possono mettere sul piatto per agevolarne il processo e stimolare per contro il business del canale. L’occasione parte dall’accordo di collaborazione tra le due aziende, con Lenovo che lancia le proprie soluzioni iperconvergenti ThinkAgile VX basate su vSAN di VMware. (vedi il resoconto dell’ultimo VMworld Europe) (vedi l’intervista ad Alessandro De Bartolo sulle nuove infrastrutture Lenovo)

Da sin: Alberto Bullani, country manager VMware Italia e Alessandro De Bartolo, country manager Data Center Group di Lenovo

L’innovazione sta di casa nelle PMI

Ne esce un quadro che vede, a differenza di altri Paesi, le PMI italiane più digitalizzate di altre realtà: «Aziende tipiche della nostra economia, ancora meglio su quelle “multinazionali tascabili”, società di dimensioni limitate ma con respiro internazionale, dove l’industria 4.0 sta prendendo piede – osserva De Bartolo -. Molte di esse quando necessitano nuovi progetti produttivi li pensano già in digitale. In questo modo si assiste a una trasformazione di queste aziende: anche il manifatturiero diventa in qualche modo una software house, se pensa in digitale. Il risultato è una crescita del 42% negli ultimi 2 anni degli investimenti nella digital transformation».

Chi pensa in digitale ha il DNA della software house

E non solo nel manifatturiero, ovviamente. Il Paese si sta progressivamante evolvendo, e anche aziende di altri settori stanno creando ricchezza. Sempre di più, infatti, la vera materia prima da trasformare per tradurla in business stanno diventando i dati. E bisogna tutelarli.

«Qui in Italia le PMI si affermano come le vere innovatrici – conferma Bullani -. Mentre le aziende midsize sono già attive avendo subito la crisi degli scorsi anni, ma avendo aumentato la delocalizzazione della produzione in altri Paesi per ottimizzare i costi, hanno bisogno di sistemi informativi efficienti che spesso delegano all’esterno, mentre gli investimenti si concentrano sul loro core business».

Iperconvergenza abilitatrice dell’innovazione

Un’innovazione basata sul digitale che non può trovare ostacoli dovuti a infrastrutture inadeguate. I visionari si trovano, così, ad avere dei limiti. Un tema a cuore di Lenovo, i cui sforzi vanno proprio nella direzione di apparecchiare un’infrastruttura, dal device al data center, adeguata per la trasformazione digitale. Dobbiamo, infatti, essere pronti all’evoluzione dei mercati, i quali si prevede che tra soli 2 anni realizzeranno il 45% del proprio fatturato da forme di business digitali, a oggi ancora inesistenti. Ci saranno business dove il file, il dato, diventa merce, come nella stampa 3D. Sempre meno magazzini fisici e sempre più storage, quindi, per il futuro.

Iperconvergenza alla base del SDDC

Urge pertanto impostare una strategia basata sul SDDC (software defined data center), dove basta avere CPU e RAM e tutto il resto viene gestito dal software, con i bit che viaggeranno nell’etere in maniera sicura affidandosi a infrastrutture iperconvergenti.

Da qui la collaborazione tra Lenovo e VMware su vSAN, sul tema della virtualizzazione dei dati e del loro salvataggio in una virtual storage area network, che porta i due vendor ad avere una visione comune del data center.

Think Agile VX, iperconvergenza sposata a vSAN

«Una visione che Lenovo ha interpretato con il lancio della soluzione iperconvergente Think Agile VX – interviene De Bartolo -. Abbiamo, infatti, lanciato e suddiviso i ThinkSystem con la loro infrastruttura a building block e i ThinkAgile, basati proprio sulla collaborazione con VMware e alimentati da vSAN, proprio per potere rispondere in maniera puntuale alle richieste di maggiore velocità e di integrazione con i cloud pubblici, che sta avvenendo sempre di più».

Hybrid cloud sempre più aperto

Il cloud si fa, quindi, sempre di più, ed è sempre più ibrido. Pubblico e privato rappresentano i due estremi di infinite sfumature, e tra di loro non ci sono più barriere. Anche VMware, paladina e accreditata sul private cloud, sta adottando una strategia volta ad abilitare il cross cloud, evitando silos e puntando decisamente verso il multicloud, anche grazie agli ultimi accordi con AWS, IBM e Google, in modo da consentire alle aziende di spostare agevolmente carichi di lavoro da un cloud all’altro in base alle esigenze. Ma comunque sia, il cloud sarà, a vari gradi, ibrido: nessuna azienda metterà tutto sul cloud pubblico, che invece potrà rivelarsi utilissimo per la gestione dei picchi. Un mondo dove le infrastrutture convergenti potranno fare la differenza, ancora di più se declinate in ambienti virtuali, con garanzie di elevata sicurezza.

Iperconvergenza che apre l’evoluzione dei partner a service provider

Nuove interpretazioni dell’infrastruttura, iperconvergente in versione virtuale, pensate ovviamente per dare benefici succitati ai clienti, le quali aprono enormi opportunitàò di business per i partner di canale, di entrambi i vendor.

«Sono molti gli operatori tradizionali che stanno evolvendo verso la figura del service provider – riprende De Bartolo -, e il lancio di ThinkAgile VX va proprio in questa direzione. Un’offerta che si affianca con l’investimento in figure di supporto, come il nuovo channel manager Thomas Giudici e altre persone dedicate al canale. Dal punto di vista delle competenze stiamo poi attivando un percorso di certificazione che comprenda la Software Defined Infrastructure. Non si tratta di una spinta a trasformarsi, tutti, in service provider, ma vogliamo predisporre tutti gli strumenti di supporto. Finanziario e tecnologico, per quei partner che intendono intraprendere questo percorso».

«Evoluzione dell’offerta e della strategia che è fortemente improntata al canale – fa eco Bullani -. Mostrando ai nostri partner come seguire il trend in atto, che punta verso il data center e il mondo dei service provider e dei service provider. Dove le infrastrutture iperconvergenti potranno trovare una naturale collocazione».

 

 

 

 

Loris Frezzato

Prendetemi così: dopo decenni dedicati al trade, ancora trovo il modo di entusiasmarmi per un settore che non smette di cambiare. Caporedattore #Digital4Trade