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Internet of things, serve più sicurezza

di Gianluigi Torchiani

30 Apr 2015

Gli oggetti diventano sempre più interconnessi, ma G DATA ritiene che le aziende non abbiano considerato in modo corretto questo sviluppo sottovalutando i pericoli

Secondo l’Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano gli oggetti interconnessi in Italia sono 8 milioni e gli analisti prevedono una crescita esponenziale del settore entro il 2019. Ciò che sta succedendo nel settore automotive e nell’elettronica di consumo dimostra che le aziende si sono avvicinate all’IoT (Internet of Things) in modo troppo superficiale senza considerare la sicurezza, e G DATA ritiene che questo fattore possa creare diversi problemi: occorre tenere presente l’equilibrio tra usabilità e sicurezza. «Sono passati appena 20 anni dalla prima volta in cui, durante una presentazione, ho mostrato una slide che affrontava la tematica dell’invio di spam attraverso un frigorifero. La maggior parte dei presenti lo trovò ridicolo. Lo scorso anno, però, tutto questo si è trasformato in realtà. I frigoriferi, nel frattempo, sono diventati “smart” e possono fare molto di più che semplicemente refrigerare», spiega Eddy Willems, security evangelist, G DATA. Per mezzo dell’IoT, ogni oggetto possiede un indirizzo IP e può comunicare con tutto e tutti. È una grande rivoluzione che però può creare anche dei problemi in fatto di sicurezza in quanto tutti, in questo caso, possono venire intercettati: smart TV, tablet e smartphone, console per videogiochi eccetera. La maggior parte dei dispositivi intelligenti raccoglie in maniera diversa molte informazioni personali e quindi, il rischio che questo tipo di dati venga poi utilizzato in maniera scorretta, è molto alto.

Un altro fattore riguardo la protezione dei dati nell’ambito dell’IoT è quello che spesso non vengono usate password sicure. Una recente analisi condotta da HP ha dimostrato che esistono diverse falle di sicurezza in molti dispositivi intelligenti e che i sistemi di aggiornamento del software di alcuni device presentano gravi mancanze; il processo di autenticazione sul server da cui scaricare tali software è molto debole e a volte risulta possibile modificare il software presente nel server. «Dar luogo a una stretta cooperazione con il settore della sicurezza è il mio primo consiglio ai produttori di dispositivi intelligenti – ha aggiunto Willems -. Porre rimedio ad alcune delle debolezze di cui sopra non è complicato, i produttori di sicurezza dispongono di una grande esperienza in materia: non si parte da zero».

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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