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Innovazione

Hacking Health, una maratona di tecnologia creativa

di Gianluigi Torchiani

03 Giu 2015

Lo speciale incontro tra “hacker” e professionisti del settore ha portato a risultati concreti anche nell’edizione italiana, che si è tenuta di recente al Polihub di Milano.

Sara Porro, Food writer, collaboratrice di Dissapore.it e tra gli scrittori di “Giuseppino” la biografia di Joe Bastianich.
Il termine hacker gode di pessima stampa: nella maggior parte dei casi viene utilizzato per indicare programmatori e, più in genere, “smanettoni” rinnegati che violano reti protette, di norma a scopo di sottrarre informazioni riservate o di compiere furti – quando non per il puro gusto della distruzione. Eppure, la cultura dell’hacking – un termine che risale agli albori dell’era del computer, negli anni ’50 –vuole indicare soprattutto la capacità di applicare creatività e immaginazione alla soluzione di un problema – un altro modo per dire quello che è indicato dall’espressione inglese “think outside the box”: affrontare i problemi sperimentando idee innovative attraverso prototipazione e test rapidi. Tre anni fa, un gruppo di canadesi ha deciso di dimostrare come l’approccio di hacking potesse essere messo a servizio delle forze del bene: possono degli hacker trovare soluzioni innovative per i problemi di salute? Così è nato Hacking Health, che si è diffuso in breve tempo a livello internazionale. In poco più di due anni, questa piattaforma ha realizzato una ventina di eventi nel mondo che si sono tradotti in più di 450 progetti.

Come funziona? Si chiude in una stanza un gruppo di hacker insieme ad altri professionisti (medici, farmacisti, designer) e dopo 48 ore di lavoro serrato – quella che in gergo si definisce un hackathon, dalla fusione di “hacking” e “marathon” – ci si ritrova con centinaia di idee innovative: prototipi, abbozzi di start-up, servizi digitali…. Grazie alla contaminazione dei talenti e a un ritmo battente, in un tempo minimo si generano un massimo di idee, soluzioni e piste di sviluppo innovative: applicazioni e servizi digitali che hanno come scopo di semplificare la vita delle persone, supportare le terapie, fornire strumenti nuovi per il lavoro in ospedale e ambulatorio. L’edizione italiana si è tenuta qualche giorno fa a Milano, e –come si dice con un tic linguistico ormai inestirpabile – “in linea con Expo” il tema è stato il rapporto tra cibo e salute. Presso il Polihub, incubatore di startup del Politecnico di Milano, hanno lavorato oltre 50 partecipanti divisi in 9 team composti da operatori sanitari, sviluppatori, designer, nutrizionisti e pazienti che hanno proposto soluzioni applicabili nella vita di tutti i giorni: come usare la tecnologia digitale per scegliere una dieta sana ed equilibrata; come aiutare il paziente nel seguire in maniera corretta la terapia per una patologia cronica, e ancora, come innovare i metodi di riabilitazione post trauma. Per i più giovani, gli sforzi si sono concentrati su applicazioni che motivassero ad adottare uno stile di vita sano e condiviso con i coetanei.

Qualche esempio? Il progetto che ha ottenuto più riconoscimenti è stato “Re-ability”, ideato da un team composto da studenti e professionisti provenienti da diversi ambiti: medicina, ingegneria biomedica e design. Il team ha sviluppato un’applicazione digitale basata sul riconoscimento motorio tramite sensore, in grado di aiutare i pazienti oncologici, neurologici e con problemi ortopedici a svolgere correttamente da casa gli esercizi prescritti dal fisioterapista. Progettata per essere usata in modo intuitivo e semplice, “Re-ability” permette inoltre al medico di monitorare in tempo reale l’andamento del proprio paziente.

l premio Philips è stato assegnato a “Neurocooking” un progetto digitale dedicato alla nutraceutica e alle qualità terapeutiche del cibo, mentre il premio “Alimentazione e stili di vita” è stato vinto da Healthy Spesa: un’applicazione per smartphone capace di rivelare all’utente la qualità e la sicurezza dei prodotti acquistati al supermercato, attraverso un sistema di riconoscimento ottico del codice a barre. I team vincitori, che vorranno trasformare il loro progetto in una vera azienda, saranno incubati per tre mesi dal Polihub, e accompagnati dal gruppo Attoma nella fase di startup. Hacking Halth Milano è stato organizzato dal Comitato no-profit Hacking Health Milano, in collaborazione con la sede milanese del gruppo Attoma, un network europeo specializzato in service design.

 

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade