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«E’ una questione di attitudine e di fortuna», Mauro Bacchiocchi e la sostenibile evoluzione digitale

di Marco Maria Lorusso

05 Nov 2015

Digital4Trade inaugura un nuovo spazio dedicato al racconto delle storie di successo che animano il canale indiretto italiano. Ad aprire le danze il caso di Mauro Bacchiocchi che, all’interno di Telecom Italia Digital Solutions, si sta occupando di sviluppare, attraverso il canale, l’offerta business di servizi digitali

 

Mauro Bacchiocchi di mestiere fa il Sales Director di TI Digital Solutions  Cloud & OTT.  Il tutto all’interno di Telecom Italia Digital Solutions,  società del Gruppo Telecom Italia nata dall’esigenza di sviluppare nuovi business complementari e strategici rispetto a quelli “core” in un contesto tecnologico in continua evoluzione. Abbiamo parlato con lui non tanto di strategie di business e iniziative aziendali, quanto piuttosto di esperienze professionali e di come la trasformazione digitale possa e debba essere cavalcata e non subita…

Da giovane avrebbe mai immaginato e sperato di fare questo tipo di lavoro?

Più che sperare o immaginare il mio sforzo più grande è sempre stato quello di sviluppare una apertura mentale e attitudinale rispetto agli stimoli e alle sollecitazioni che mi arrivavano dalla società che mi circondava. Ho seguito un percorso di tipo tecnico in un periodo in cui le grandi trasformazioni che stiamo vivendo oggi – mobile, cloud –  erano inimmaginabili: la mia idea era comunque di completare il percorso in ingegneria elettronica interrotto però dal servizio di leva, allora obbligatorio, e mai più ripreso proprio perché la l’istinto mi ha portato a cogliere subito l’opportunità di entrare nel gruppo Telecom Italia. Se ripenso a quando avevo 25 anni e guardo dove sono ora, posso dire di sì, desideravo lavorare in questo settore. In ogni passaggio della mia storia professionale è emerso sempre un segnale forte che ha indirizzato le mie scelte. Per questo ora più che mai quello che mi sento di consigliare, anche alla luce delle trasformazioni in atto nel nostro modo di apprendere e lavorare, è quello di sviluppare la capacità di leggere e cavalcare, non subire, i cambiamenti. Più di ogni altra cosa oggi è l’apertura mentale a fare la differenza».

Com’è iniziata la sua carriera professionale?

Come per tanti, è iniziata dal gradino più basso e si è sviluppata poi tutta all’interno del Gruppo Telecom Italia ma con una varietà di profili professionali che mi hanno permesso di mettere insieme un puzzle di esperienze e competenze, soprattutto commerciali, credo molto prezioso. Infatti, ho iniziato con un’attività di vendita nel primo periodo di deregolamentazione del mercato, entrando in azienda alla fine del 1995 , come venditore a zona per poi rapidamente arrivare alla gestione di un piccolo portafoglio di clienti medi sia imprese che enti pubblici. L’incontro quotidiano con un mondo eterogeneo mi ha dato la possibilità di inquadrare, toccare, conoscere e confrontarmi con tutti i segmenti business e di imparare il funzionamento di tantissime attività, dalla piccola officina sino alla multinazionale. Affrontare questo tipo di complessità è stato molto utile e penso abbia contribuito in modo deciso nello sviluppo di una mia sensibilità e conoscenza del mercato. Spesso mi rifaccio a quelle esperienze anche quando oggi capita di avere a che fare per la prima volta con un nuovo cliente. Sono proprio quei linguaggi e quei confronti che mi permettono di mutare e adattarmi ad ogni situazione e tipologia del cliente. Poco dopo, nel periodo compreso tra il 1999 e il 2003, ecco il primo periodo di espansione di Internet (la cosiddetta bolla) e anche io, pur non avendo una estrazione tecnica, sono stato cooptato per “attitudine all’innovazione” in una nuova business unit appositamente costituita per cavalcare questa  opportunità.  Fu forse il primo momento in cui Telecom Italia decise di investire , anche a livello organizzativo,in nuovi business diversi da quelli “core” (diversi dall’esperienza di TIM , tanto per fare un esempio) ed in cui mi sono confrontato con nuovi mercati da costruire ex novo.

Dunque ho avuto anche modo di vedere da vicino la tecnologia e cosa si trova dietro i servizi IT, i data center e le strutture a supporto. Il percorso si è completato con l’esperienza della costruzione e dello sviluppo di un canale commerciale che potesse valorizzare questi servizi “Internet” – che in TI venne chiamato “canale Var” – dove ho svolto il mio primo ruolo non strettamente di vendita, ma anche di gestione, dialogando a tutto tondo con aziende esterne al gruppo, anche non totalmente dedicate al business tradizionale di una Telco.  

 

 

Come è poi arrivato al suo ruolo attuale?

Nel 2010 , a valle della precedente esperienza organizzativa, ci fu un altro progetto di focalizzazione  delle attività sull’IT collegato alla “famiglia d’offerta”  Impresa Semplice. In questa fase ho avuto l’opportunità di occuparmi del marketing delle soluzioni SaaS verso la piccola e media impresa. La spinta innovativa di questi servizi IT/CLOUD – che hanno un ciclo di vita accelerato e dinamico  profondamente diverso da quelli Telco – ha contribuito a una ulteriore riflessione aziendale ed è stata formata una business unit che patrimonializzasse esperienze e asset non solo all’interno del gruppo  ossia Telecom Italia Digital Solutions. Tante, diverse e stimolanti esperienze, che ho potuto mettere insieme grazie alla possibilità di far parte di un Gruppo in cui le opportunità di sviluppare e cavalcare business emergenti sono continue e che ha trovato forte sintonia con la mia esigenza di mettermi in gioco costantemente».

Un aspetto curioso di questi 20 anni di carriera

Nell’ambito dei vari passaggi mi sono trovato a lavorare in ambito IT e a nuovi progetti particolarmente innovativi, come lo sviluppo del business legato al Cloud, anche con persone che non avevano mai avuto esperienze simili in vita loro. Mi sorprende e mi piace sempre molto osservare e fare tesoro della dinamica che si scatena dal contributo “open minded” ed eterogeneo di persone che non hanno vincoli e preconcetti dovuti a formazioni rigide.

Cosa non le piace del settore IT, che ormai frequenta da alcuni anni?

E’ un discorso un po’ ripetuto ma credo sia significativo. L’età media è piuttosto elevata e davanti a fenomeni travolgenti come quelli in atto oggi ci sono persone e generazioni che hanno già attraversato due o tre evoluzioni di questo tipo. Sarebbe bello avere maggiori opportunità diconfronto con figure ed elementi con minore impostazione e “storia” alle spalle.

Un’ultima curiosità. Da manager ha avuto modo di confrontarsi con l’estero. Qual è la principale differenza rispetto all’Italia?

Quello che ho potuto osservare è che all’estero c’è un grado di pianificazione più elevato. Ovvero si parte quasi sempre da esigenze precise e dallo sviluppo quindi di un progetto dedicato, tarato per un certo tipo di mercato e determinati obbiettivi. Una formula che, invece, in Italia ho visto scegliere raramente, poiché siamo più abituati alla flessibilità e a cambi importanti in corso d’opera. Ho inoltre notato che, fuori dai nostri confini, tutti tendono a fare overselling, ovvero a raccontare in maniera estremamente positiva progetti che devono ancora fare o esperienze appena in fase iniziale. Invece noi, forse condizionati dal sistema, tendiamo a presentarci in maniera più cauta. Tutto questo ha effetti anche sul time to market e sullo sviluppo della competitività delle aziende. I timori legati al cloud sono emblematici in questo senso. In Italia si tratta spesso di una tematica ancora “ancillare” rispetto al resto dell’offerta».

 

Marco Maria Lorusso

Servitore della penna, la fatica come vocazione. Pugile e Medievalista mancato. Divoratore di BritPop e Dylan Dog, papà di Gaia Maria e Riccardo. #Sergente

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