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Dalla Security all’Innovation con il cuore nel data center. Le tre anime di Di.Gi. International

di Gianluigi Torchiani

01 Set 2016

Il system integrator milanese diversifica le proprie attività, storicamente legate all’infrastruttura e alla sicurezza, guardando all’innovazione digitale per le LOB e alla formazione

Andrea Ghislandi, Ceo di Di.GI. International
Dal 1980 a oggi, in un percorso di evoluzione che l’ha portata, dalla sua connotazione iniziale di software house, a intraprendere via via i business più in linea con le esigenze dei clienti, dal data center e infrastruttura, alla security, fino a oggi, con l’integrazione nella sua struttura di una divisione dedicata all’innovazione e di una focalizzata sul training. È una trasformazione da manuale quella che ha compiuto Di.Gi. International, system integrator di Milano, come conferma il CEO Andrea Ghislandi: «La nostra azienda inizia il proprio percorso con una vocazione da software house, in ambiente mainframe, per la classica gestione aziendale, con lo sviluppo di Erp e di programmi per gestione ordini, note spese, paghe, per iniziare poi ad occuparsi di system integration a partire dal 96».

Oggi Di.Gi. International si struttura in tre differenti business unit, ognuna dotata di presales, project management e delivery. Una dedicata al mondo delle infrastrutture e del data center in tutti i suoi aspetti, dal server allo storage, e al software relativo per la sua gestione. Una seconda divisione, nata nel 2003, si occupa di security, con l’obiettivo di portare in Italia tecnologie non ancora presenti sul mercato nazionale, in esclusiva e specializzate su temi specifici, come Cyberarc per la gestione delle credenziali privilegiate, Skybox per la vulnerability management. Offerta alla quale si sono poi progressivamente aggiunti anche brand noti.

L’ultima divisione nata, 2 anni fa, è quella della digital innovation, con l’obiettivo di sviluppare un offering per il CMO, che abbraccia tematiche di Web Sentiment Analysis, Web Customer Experience, CRM Enrichment, Business Process Automation, cercando di agevolare la tendenza delle aziende di spingersi verso il digital trattando i dati di cui vengono a disporre in maniera intelligente. Bene le performance dell’azienda nella prima parte dell’anno, con una crescita dell’8%, ben distribuita sulle 3 BU, il che la spinge, per il secondo semestre, a volere investire per aumentare le risorse tecniche e una copertura maggiore dei clienti strategici. 

«A livello delle infrastrutture, è cresciuta, in particolare, la nostra collaborazione con Huawei, brand sul quale abbiamo investito molto nel corso degli ultimi due anni, ottenendo la certificazione Silver e 5 Stelle, potendo gestire anche la parte di manutenzione, con progetti di successo in ambito networking, server e storage. Sul mondo dell’innovazione delle infrastrutture stiamo invece spingendo sulle soluzioni di data management di Commvault, abbandonando pertanto il paradigma del backup, mentre per quanto riguarda l’iperconvergenza ci siamo orientati su Datacore, per la parte di software defined, per l’incremento delle performance, e il riutilizzo dell’infrastruttura storage presente con nuove funzionalità. Sono molti, infatti, i clienti che ci chiedono di utilizzare ciò che hanno già in casa per arrivare ad avere un’infrastruttura iperconvergente, altri suggeriscono il vendor preferito: per noi è indifferente, visto che è Datacore che si occupa di gestire l’infrastruttura, di qualsiasi brand sia», evidenzia il Ceo. 

Per il cloud «abbiamo una partnership con IBM per Softlayer, e stiamo iniziando a rilasciare dei servizi in cloud per alcuni clienti che vogliono spostare su cloud tutta la log collection , per la gestione facilitata della SIEM (Security Information Event Management), oppure servizi di monitoraggio x7 delle appliance di security, non per verificare attacchi in corso, ma per valutare la consistenza dell’infrastruttura di security. Alcuni altri clienti, ancora, stanno poi chiedendoci di portare backup e archiviazione in cloud. Del Gruppo fa parte anche Di. Gi. Academy, che si occupa di formazione e certificazioni, grazie alle partnership con Pearson Vue e con Microsoft, e di consulenza, soprattutto orientata all’organizzazione della security, risk management, business impact analysis, con un team che ci permette di identificare le aree critiche dei clienti e declinare progetti tecnologici adeguati», puntualizza Ghislandi.

Uno degli ultimi progetti sviluppati dall’Academy, è un portale di security governance, sviluppato su Sharepoint che permette al clienti di fare analisi di non compliance rispetto agli standard della normativa, definire azioni di remediation, capire gli impatti in caso di incidente, in modo da non bloccare i progetti dei clienti quando sono in fase di audit. Sul lato dell’offering prosegue l’attività di scouting di nuovi brand che escano dal paradigma della sicurezza classica, ma più orientati a una risposta al cyber risk proveniente da più fonti, per una conoscenza delle risorse presenti in azienda e analisi di quanto è esterno. Altro ambito di investimento è poi quello della digital innovation, per la costruzione di servizi a valore anche grazie a partnership con consulenti e aziende specializzate sulle potenzialità delle conoscenze e competenze di marketing. Sulle infrastrutture il gruppo in risorse e a vedere le nuove frontiere dello storage, dall’object defined storage all’open stack, in modo da fare evolvere l’infrastruttura dei clienti in modo più flessibile verso il nuovo modello, ibrido, del futuro.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade