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Interventi

Cloud, attenzione alla Data Protection

di Gianluigi Torchiani

13 Mag 2016

Adottare oggi una soluzione limitata, che supporti solo pochi provider o poche tecnologie rischia di essere fortemente limitante per le scelte future delle aziende, spiega Vincenzo Costantino, Technical Services Manager di Commvault

Vincenzo Costantino, technical services manager Italy di Commvault
I dati relativi al settore ICT in Italia del 2015 mostrano una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, con un fatturato totale di 64,9 Miliardi di Euro, in crescita del 1% rispetto al 2014. Secondo le previsioni, tale trend porterà ad una ulteriore crescita nel 2016, stimata all’incirca del 1,5% (fonte Il Sole24ore, Assinform/NetConsulting cube, Marzo 2016). Analizzando nel dettaglio tale fatturato, si nota una netta crescita (+28,7%) del giro di affari legato al Cloud Computing, che si rivela una delle direttrici di maggiore crescita nell’ambito complessivo dell’ICT. Questi dati a livello macro sono confermati dall’esperienza quotidiana con clienti di ogni settore merceologico e dimensione.

In pratica, il cloud è nell’agenda di chiunque lavori nell’ICT. Per alcuni ancora in timida valutazione preliminare, per altri già una certezza in fase di implementazione. I servizi disponibili nel cloud sono molteplici: si va dallo spazio storage nel cloud (Storage-as-a-Service, SaaS) alla possibilità di avere capacità computazionale a basso costo con un provisioning particolarmente veloce (Infrastructure-as-a-Service, IaaS) passando per applicativi specifici (Platform-as-a-Service, PaaS). Si tratta di tematiche che erano tabù in Italia fino ad un paio di anni, specialmente per ambienti finanziari/bancari. Oggi la situazione è in forte fermento e le aziende che non stanno valutando il cloud, almeno a livello di ipotesi, sono poche.

La gran parte delle aziende italiane sta valutando servizi cloud, spesso per ridurre i costi di infrastruttura ed in generale per avere un ambiente flessibile e a basso costo, da affiancare alla produzione per far fronte a particolari picchi di carico computazionale o di spazio storage. Sicuramente uno dei principali freni all’adozione massiva del cloud è rappresentato da sicurezza, confidenzialità del dato e disponibilità delle informazioni. Aspetti che possono però essere affrontati in modo adeguato con i dovuti accorgimenti in fase di definizione e implementazione. Un altro aspetto delicato relativo al cloud è rappresentato dalla cosiddetta “Exit Strategy”, ovvero la possibilità di cambiare provider velocemente e senza particolari impedimenti tecnologici. Se si parla di processo di adozione, tipicamente il primo passo verso il cloud per le aziende consiste nella copia dei dati di backup con una lunga retention. In questo modo si ha una soluzione immediata di Data Disaster Recovery, una riduzione dei costi di infrastruttura e nessun impatto sulla produzione. A questi clienti consigliamo di cifrare i dati direttamente alla sorgente, per poter avere le dovute garanzie in merito alla sicurezza e alla confidenzialità delle informazioni.

Inoltre, la scelta di puntare su una soluzione in grado di integrarsi con la maggior parte dei cloud provider e di gestire in automatico una copia dei dati sul suolo, garantisce in un colpo solo un’efficace exit strategy, una veloce ripartenza a fronte di un disastro, integrazione automatica con più provider, spostamento nel cloud di dati statici (archiviazione). Questo è il primo passo nell’adozione del cloud, che viene tipicamente seguito dal provisioning di alcune macchine virtuali per attività di test e sviluppo, che ha una ulteriore evoluzione nello spostamento di alcuni ambienti di produzione. Quando questo accade, si rovescia il paradigma della protezione dei dati: ed il consiglio è quello di fare una copia dei dati dell’infrastruttura di produzione che “gira” nel cloud direttamente su suolo.

Questo approccio permette di fare da ulteriore Disaster Recovery al servizio offerto dai cloud provider, di avere una copia dei dati a disposizione per ulteriori attività ed infine svincola il cliente velocemente dal provider in caso di cambi di strategia. Appare chiaro quindi il perché il cloud stia riscuotendo tanto successo: ci sono tecnologie in grado di garantire sicurezza e confidenzialità del dato e di rimuovere i vincoli tecnici che legano ad un solo provider, e che quindi permettono di utilizzare il cloud a pieno titolo come una estensione del proprio datacenter o sostituzione di parte di esso. Per quanto riguarda l’aspetto tipicamente della data protection è fondamentale in questo momento storico scegliere una soluzione che permetta di essere aperti verso qualunque cloud provider. Questo approccio potrà assecondare e agevolare qualunque scelta futura in termini di strategia cloud e confrontare questa con i sistemi hardware on-premise. Adottare oggi una soluzione di data protection che sia fortemente limitata nell’integrazione con il cloud (ovvero, che supporti solo pochi provider o poche tecnologie) rischia di essere fortemente limitante per le scelte future.

*Vincenzo Costantino, Technical Services Manager Italy, Commvault

 

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade