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Amazon Web Services, una crescita fondata sul canale

di Gianluigi Torchiani

17 Set 2015

A tu per tu con Nicola Previati, Head di AWS Italy, che racconta il proficuo rapporto del numero a uno al mondo nel cloud pubblico con ISV e System Integrator

Su cosa si basa in questo momento la crescita di Amazon? Viene quasi naturale indicare il celebre negozio retail che praticamente tutti conoscono e che quasi tutti abbiamo utilizzato almeno una volta. E che certamente assicura ancora la maggioranza dei ricavi alla società guidata da Jeff Bezos. Ma in realtà nel secondo trimestre del 2015 è stata la sua divisione cloud, Amazon Web Services (AWS), nata nel 2006, a vantare i risultati migliori: le entrate legate ai servizi di cloud pubblico sono praticamente raddoppiate (+81%) rispetto a un anno prima, passando da 1,17 miliardi di dollari a 1,82 miliardi di dollari. E anche in Italia, come racconta a Digital4Trade Nicola Previati, Head of AWS Italy, il cloud pubblico è un fenomeno in grande espansione. Tanto che la struttura di Aws Italy si sta rapidamente ingrandendo. Ma questa crescita non significa escludere il canale, al contrario di quello che si ritiene comunemente.

«Sin dalla nostra nascita, quasi dieci anni fa, abbiamo avuto l’obiettivo di fornire dei sevizi a una nuova tipologia di clienti: il mondo di business e gli sviluppatori. La mission era ed è quella di fornire web services (al tempo la parola cloud non era così sicura) per costruire applicazioni sicure e stabili nel tempo. Offriamo dunque servizi infrastrutturali on demand, con un modello pay as you go, cioè legato all’utilizzo. Siamo stati i primi a ragionare in questo modo. Da allora abbiamo continuato a offrire nuovi tipi di servizi, mantenendo un ritmo elevato di innovazione: nel 2011 avevamo lanciato circa 80 nuove funzionalità, nel 2014 siamo arrivati a quota 400. Oggi, in circa 190 Paesi, i nostri servizi sono stati utilizzati da più di un milione di clienti, provenienti da tutti i settori e dimensioni: dalle start up agli enti pubblici. Tra le grandi aziende possiamo citare Vodafone, che ci utilizza per i suoi sistemi di pagamento e altre funzioni, Conde Nast (che ha ospitato su di noi il suo intero Data center), Lamborghini e molti altri ancora».

La tendenza, secondo il responsabile AWS Italia, è quella di un’ulteriore diffusione del cloud, al punto che Amazon immagina che in un futuro non troppo lontano buona parte delle aziende non avranno più i propri data center interni, ma utilizzeranno principalmente servizi esterni. Al momento, ovviamente, anche gli stessi clienti finali di AWS non sono tutti in questa fase avanzata. Alcuni magari hanno iniziato a sperimentare il cloud soltanto per testare nuovi servizi e progetti, oppure lo usano soltanto per determinate applicazioni e servizi. In tutti questi casi, però, Amazon riserva uno spazio importante ai suoi numerosi partner di canale.

Spiega meglio Previati: «Amazon ha un contatto diretto con i clienti, perché chiunque, dalla piccola start up alla grande multinazionale, ha accesso a una piattaforma che è la stessa per tutti. Ma, soprattutto in un mercato così geograficamente distribuito, con una netta preponderanza delle aziende medio-piccole, non si può certo pensare che tutte le aziende abbiano le competenze, anche minimali, per gestire in autonomia la propria infrastruttura cloud. Il tema dei partner ha perciò sempre avuto molta importanza a livello italiano (ma non solo) e spingeremo sempre di più in questa direzione. Già oggi con i partner italiani copriamo l’intero nazionale e il loro numero continua a crescere, di pari passo con l’aumento della domanda da parte dei nostri clienti».

L’idea di AWS, perciò, è che il canale non debba avere paura delle tecnologie del cloud computing ma, al contrario, debba costruirci sopra il proprio modello di business. La società americana mette loro a disposizione due distinte due tipologie di partnership. Una si rivolge agli ISV, che hanno il loro software integrato o appoggiato sulle piattaforme AWS. C’è poi una soluzione per i system integrator, ribattezzati consulting partner, che aiutano cioè le aziende a sviluppare, gestire e manutenere le loro soluzioni su AWS. Da notare che i consulting partner Amazon sono sia grandi system integrator globali (Capgemini), che medi (Reply), ma non mancano anche quelli di minori dimensioni, specializzati nelle tecnologie cloud (ma non necessariamente cloud native).

«Poiché le esigenze che i clienti AWS sono le più disparate, anche i partner sono molto diversi tra di loro. È interessante notare come si creino più sinergie che una vera e propria competizione. È difficile avere una copertura complessiva di tutte le esigenze. Mi spiego meglio: è poco probabile che un partner abbia le competenze necessarie in tutti i rami dell’IT. Insomma sullo stesso cliente possano collaborare più partner, con skill tra loro complementari. C’è inoltre molta flessibilità nella gestione del rapporto con il cliente. Quel che è certo è che, per un’azienda nostra cliente, avere un partner che li supporta cambia nettamente la velocità d’implementazione dei progetti, perchè si tratta di figure professionali che parlano la stessa lingua del business», spiega il responsabile AWS.

Per il momento non esiste un ruolo per la distribuzione nel canale AWS. Ma nel momento in cui la presenza di quest’ultima potesse essere avvertita come un valore dai clienti finali, la decisione potrebbe senz’altro essere riconsiderata. Per quanto riguarda le caratteristiche dei partner, il numero uno di Aws Italy evidenzia come si ricerchino partner con competenze ed esperienze consolidate in ambito Amazon Web Services, provvisti delle necessarie certificazioni, per le quali esiste una crescente richiesta da parte degli stessi utenti finali.

Per il futuro «L’obiettivo è incrementare il nostro livello di servizio nei confronti dei partner. Abbiamo già cominciato a effettuare investimenti in formazione, oggi facciamo training sia via web che fisicamente. Vediamo nei prossimi anni un incremento della nostra offerta, sappiamo che possiamo fare di più sia in termini di funzionalità che di copertura globale dei nostri servizi, ossia di numero dei data center installati nel mondo», spiega Previati. La crescente concorrenza in ambito cloud pubblico non spaventa, anzi: «Siamo in un mercato talmente interessante e ricco di opportunità, che non ci siamo mai aspettati di restare l’unico operatore. Anzi, quello che ci ha stupito è che altri operatori ci abbiano messo così tanto tempo a entrarci. Noi comunque continueremo a innovare, riducendo anche i costi dei nostri servizi ogni qual volta questo sarà possibile».

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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