Red Hat è alla ricerca di partner più agili | Digital4Trade
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Red Hat Summit 2018

Red Hat: partner più agili per affrontare la digital transformation

di Gianluigi Torchiani

17 Mag 2018

Secondo Jayne Handley, Director, GSI Business, EMEA di Red Hat, la crescita di fenomeni come l’IoT e la Blockchain impone il reclutamento di nuove tipologie di partner

Jayne Handley, Director, GSI Business, EMEA di Red Hat

Red Hat è ormai diventata uno dei protagonisti del mercato Ict globale, come confermato anche dagli annunci e dai messaggi che hanno caratterizzato il Red Hat Summit 2018. Ma che peso ha il canale e l’ecosistema dei partner in questa ascesa? Secondo Jayne Handley, Director, GSI Business, EMEA di Red Hat, intervistata da Digital4Trade, è estremamente importante: «Circa il 75% del business di Red Hat è indiretto e si tratta di una percentuale che tende alla crescita, quattro anni fa infatti la quota era del 70%. Se puoi guarda ai nuovi annunci che sono stati fatti a San Francisco con IBM e Microsoft, in buona sostanza si permette anche alle aziende dotate di un’infrastruttura legacy di muovere i propri workload in un ambiente Openshift, permettendo così di godere davvero i benefici del cloud e dell’automazione. Questo permette ovviamente ai partner di avviare un modello di business profittevole basato sulle sottoscrizioni, tanto che l’interesse del nostro ecosistema di fronte a questi annunci è stato elevato».

Open Organizations

Proprio a San Francisco sono stati lanciati numerosi messaggi all’ecosistema dei Partner Red Hat, che ovviamente hanno a che fare con l’open Source, la rivoluzione culturale e tecnologica a cui è strettamente legata la storia di Red Hat. «Il nostro compito è quello di aiutare i clienti nella trasformazione digitale del proprio business e abbiamo a questo proposito molte storie di successo. Un cambiamento che non è costituito soltanto da tecnologia ma anche da processi organizzativi e persone, in modo da aiutare le aziende a diventare delle vere e proprie “open organizations”. E se penso a che cosa sta succedendo nel nostro ecosistema, penso che siamo stati molto capaci con il nostro Partner program di assicurare quell’agilità oggi quanto mai necessaria».

Grandi o piccoli? Entrambi importanti

A proposito di ecosistema, nel corso del Summit i nomi dei grandi global system integrator sono risuonati più volte, mentre meno spazio hanno avuto le parole “reseller” o “solution provider”. Questo non significa, precisa però Handley, che sia stata fatta una scelta strategica di questo tipo: «Grandi system integrator o piccoli rivenditori? Entrambi sono fondamentali nella strategia di Red Hat perché giocano dei ruoli differenti. I system integrator sono importanti per noi perché possono offrire l’intero nostro catalogo di soluzioni ai loro clienti, parlando non solo di tecnologia ma allargando il quadro all’intero processo di trasformazione digitale. I solution provider locali hanno invece moltissimi contatti con i clienti sparsi sul territorio. Entrambi, insomma, giocano un ruolo decisivo nel nostro business, senza dimenticare il contributo offerto da altri soggetti come ISV e developers».

Per il futuro attenzione all’IoT

Per il futuro, Red Hat è alla ricerca di partner capaci di essere più agili e in grado di aiutare i propri clienti a essere al passo con l’innovazione. A questo proposito, «Penso che una delle aree più interessanti per il futuro sia l’IoT, la cui diffusione sta già portando nuove tipologie di partner all’interno dell’ecosistema di Red Hat e altri ancora ne serviranno in futuro, capaci di garantire anche un approccio più consulenziale. Un discorso del tutto simile può essere fatto anche per quanto riguardo la Blockchain», conclude Handley.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade