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Reportage Esclusivi

Infrastrutture su cloud. Da Tech Data e IBM un modello per renderle sicure, affidabili e….profittevoli

di Gianluigi Torchiani

17 Gen 2017

Un tavolo di confronto sulle opportunità aperte dall’offerta di servizi in cloud e i passi da fare, insieme, tra vendor, distributore e system integrator, affinchè rispondano alle esigenze del mercato e del canale

Servizi in cloud, quanto è pronto il mercato e il canale ad affrontare un’offerta basata sull’asa-service? Infrastrutture e applicazioni per le più diverse esigenze, dal backup e recovery per una business continuity senza interruzioni, alla gestione flessibile delle architetture esistenti e future, a un impiego più oculato delle risorse aziendali. Il tutto con una particolare attenzione alla sicurezza. Questi i temi su cui si sono potuti confrontare in maniera molto franca e fuori dalle liturgie cliente/fornitore tipiche del mercato, diverse figure della catena del valore invitate da Digital4Trade in una Distriboutique “Special Edition”: IBM, in qualità di vendor che si propone con una piattaforma per abilitare un cloud “a misura di ogni impresa”; Tech DataAzlan, come distributore a valore in grado di appoggiare e gestire le diverse competenze che compongono il puzzle dei system integrator dislocati sul territorio e, ovviamente, un nutrito numero di operatori del valore, system integrator rappresentativi di geografie, mercati, target, interessi, differenti tra di loro Ovviamente tutti interessati a capire come si può meglio interagire tra le parti per dare risposte puntuali al mercato, sfruttando, per contro, le opportunità che il momento caldo della digital transformation sta offrendo. Un confronto che ha permesso a tutti di contribuire con proposte valide per una collaborazione proficua: richieste e spunti sui quali i partecipanti sono stati chiamati a “fare i compiti a casa”. Per poi, magari, ritrovarsi per valutarne, insieme, gli effetti.

Servizi in cloud: step evolutivo per una Tech Data votata al valore 

Vincenzo Bocchi, BU manager IBM & Lenovo Enterprise di Tech Data
Vincenzo Bocchi, BU manager IBM & Lenovo Enterprise di Tech Data

Dal canto loro, distributore e vendor fanno il loro mestiere, pur considerando i nuovi ruoli che loro e il canale stesso, si trovano a interpretare. Ma tecnologia e supporto a valore rimangono, comunque, alla base per un rapporto di fiducia con il canale. «La digitalizzazione sta portando sul mercato delle forze dirompenti – dichiara Vincenzo Bocchi, BU manager IBM & Lenovo Enterprise di Tech Data -, le quali impongono una forte evoluzione all’intera catena del valore verso una gestione di un diverso modello di servizio, costruito sul cloud, il quale ormai sta imponendo una pianificazione del cambiamento nelle competenze dei singoli protagonisti: dal vendor, al distributore, fino ai system integrator coinvolti». Figure diverse, ma ognuna obbligata a rivedere il proprio modello di business, le proprie competenze, ridisegnandone di nuove, pur senza avere impatti dirompenti sul business. Si va quindi verso un approccio diverso, costruito sul valore che può essere trasferito all’end user, sulla semplicità, sull’agilità, scalabilità e flessibilità.

 

«Tutti, insomma, siamo chiamati a svolgere un ruolo nuovo per poter essere vincenti, ed essere miopi su questa trasformazione può risultare pericoloso – riprende Bocchi -. Aspettiamoci, in capo a 5 anni, un mercato che sarà completamente diverso da quello attuale, con l’emergere di nuove figure del canale che noi distributori e i vendor dovremo essere in grado di intercettare. E altri con un modello tradizionale che saranno, invece, nel frattempo scomparsi». In un tale contesto, il ruolo che Tech Data si propone di giocare sul mercato è quello di Cloud Aggregator, ossia di collettore di tutte le offerte, contribuendo con un valore aggiunto dato dall’ampiezza dell’offering e dalla capacità di enablement del business partner. «Ciò significa anche costruire un marketplace che faciliti l’acquisto da parte dei nostri partner – dettaglia il BU manager -, siano essi system integrator, service provider o rivenditori, di tecnologie di vendor internazionali o di quelli locali che portano le proprie soluzioni software in modalità as a service. Il modello che proponiamo, infatti, non prevede il possesso di un proprio data center, ma consiste nell’aggregare le offerte di prodotti, servizi e soluzioni di tutto il nostro ecosistema, nell’ottica di una sua crescita collaborativa».

Infrastrutture in cloud. Il modello IBM per renderle sicure, affidabili e flessibili 

Antonella Tartaglia, Channel and Volume sales leader di IBM Italia

E tra i fautori dell’onda che sta portando al cambio di paradigma nei rapporti tra tecnologia e business, c’è ovviamente IBM, che da qualche anno ha pesantemente investito per una proposizione di servizi per l’abilitazione di quella Digital Transformation che sempre più aziende hanno intrapreso e che molti Business Partner stanno interpretando come opportunità. «La trasformazione del mercato è sotto gli occhi di tutti – interviene Antonella Tartaglia, Channel and Volume sales leader di IBM Italia – e quella principale riguarda proprio l’oggetto dell’offerta. I servizi dominano sempre più il nostro mercato, e IBM intende valorizzare i partner per consentire loro di cogliere tali opportunità. Lo facciamo innanzitutto mettendo a disposizione gli asset, come i nostri data center, di ultima generazione, che coniugati con la flessibilità, l’agilità e la prossimità dei nostri partner costituiscono un connubio fondamentale, che ci aiuta a sviluppare congiuntamente del business». Tre le tematiche principali su cui IBM punta, in linea con i trend del mercato: la trasformazione dell’Hybrid IT, la Sicurezza, ormai imprescindibile e, infine, la Resilienza, dovendo garantire continuità di servizio.

Hybrid Cloud, la concretezza del cloud “tagliata” sulle esigenze delle aziende italiane 

Alessandro Fregosi, IBM System Service Line Manager

«L’evoluzione delle attuali infrastrutture IT verso un modello ibrido è ormai in atto – commenta Alessandro Fregosi, IBM System Service Line Manager -. Un processo che è necessario per abilitare le PMI a esplorare nuove capacità e mercati fino a oggi a loro preclusi. Il vantaggio per loro di recuperare l’in vestimento esistente permette di modulare la spesa in nuove tecnologie, potendo accedere a strumenti che prima avrebbero richiesto investimenti ingenti. Strumenti analitici, per esempio, di tipo cognitivo, che grazie a un’infrastruttura ibrida diventano alla portata di un più ampio bacino di utenze attraverso il cloud. Un passaggio che oltre che a essere necessario è complesso, perché non è possibile pensare a un unico approccio valido per tutti. Le proposizioni devono quindi essere tagliate sulle esigenze del singolo, procedendo con consulenza, che porti a definire una roadmap di adozione della cloud transformation. IBM System Services offre servizi modulari per accompagnare le aziende verso l’hybrid IT, sia nella fase di migrazione, sia per la gestione, garantendo al cliente l’assenza di impatti nella produzione e l’affidabilità dell’infrastruttura stessa. Allo stesso tempo, IBM abilita anche l’intero ecosistema di partner affinchè la trasformazione sia portata direttamente presso i loro clienti.

 

Non c’è cloud senza sicurezza. Come rispondere ai timori delle aziende 

Inutile anche sottolinearlo, ma se c’è un aspetto da cui nessuna architettura, cloud o non, possa prescindere, è proprio quello della sicurezza, che IBM rende trasversale su ogni aspetto della propria strategia. «I trend 2016 della Security si possono riassumere in tre principali elementi – riassume Andrea Castellano, IBM manager of security sales -: la data protection in ambito in-house e in ambiente cloud, la protezione delle identità digitali e il concetto di federation e, infine, i servizi di emergencing response. I servizi di IBM Security complementano, a livello cloud, il valore offerto dai nostri Business Partner, in modo da essere, insieme, ancora più rilevanti nelle relazioni con i nostri clienti». Un poten ziamento dell’offerta, di fatto, che nella digital transformation introduce nuove opportunità sia per IBM che per il canale, partendo da un approccio end to end «dove lavoriamo insieme al nostro ecosistema – continua Castellano – inizialmente seguendo un approccio di assessment delle infrastrutture del cliente e dei suoi dati per potere poi offrire una soluzione strutturata. Con soluzioni che consentono di proteggere le infrastrutture, le applicazioni e i dati aziendali, vero patrimonio dei clienti. Con un valore che IBM Security porta ai Business Partner che si concretizza in supporto alla prevendita, alla fase di solutioning, e tutta una serie di managed security services rivendibili, insieme, sul mercato».

 

Backup & Recovery: la business continuity garantita dai servizi cloud 

Sergio Eufemi, IBM Resiliency Services Leader Global Technology Services

Un altro aspetto toccato dai servizi cloud da parte di IBM, riguarda il Backup & Recovery, attraverso strategie di Resiliency basate su cloud del quale il vendor evidenzia i vantaggi: «Il costo delle soluzioni tradizionali in ambito disaster recovery rappresenta circa il 3% dell’IT spending – calcola Sergio Eufemi, IBM Resiliency Services Leader Global Technology Services -. Con costi da soste nere per una continuità operativa basata su soluzioni tradizionali, che arrivano a essere addirittura da 3 a 5 volte il valore di base, una situazione che il mercato, ma soprattutto le Pmi, devono valutare nella scelta degli investimenti». Proprio in quest’ambito IBM ha lanciato offerte di Disaster Recovery as a Service e di Backup as a Service che garantiscono livelli di servizio analoghi a quelle di soluzioni avanzate, pur con costi vicini a quelli delle soluzioni base. L’architettura sulla quale sono strutturati tali servizi è basata su Software Defined Resiliency, affidandosi a un’infrastruttura rafforzata con la tecnologia recentemente acquisita da Sanovi, che garantisce automazione spinta e orchestrazione. «Oltre ad architetture, metodologie e processi, occorre avere delle basi solide – completa Eufemi -, e per questo IBM continua a investire in data center di qualità anche nel nostro Paese. Recentemente, infatti, abbiamo certificato il nostro quarto data center secondo lo standard ANSI TIA 942 Tier IV, ossia il massimo dei livelli, per un data center full tolerance».

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade