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Mercati

NetApp spinge sul cloud ibrido grazie alle partnership con gli hyperscale providers

di Gianluigi Torchiani

04 Nov 2014

I clienti delle soluzioni storage NetApp potranno trasferire i propri dati presso Amazon, Azure e Softlayer, senza perderne il controllo. Un’opportunità anche per i partner

NetApp spinge al massimo sulla gestione dei dati fra i diversi tipi di cloud, grazie anche all’avvio di una forte partnership con i principali hyperscale cloud providers. Nelle scorse ore, infatti, sono stati fatti una serie di annunci che riguardano una nuova versione del sistema operativo per lo storage NetApp Clustered Data ONTAP, oltre a Cloud ONTAP, OnCommand Cloud Manager e NetApp Private Storage per il cloud. Fondamentalmente l’unione di questi prodotti dovrebbe consentire ai clienti enterprise di passare al cloud ibrido senza rinunciare al controllo sui propri dati, con una notevole possibilità di scelta in termini di risorse di cloud pubblico e privato. «I cloud ibridi diventeranno la colonna portante dell’IT presente e futuro – ha affermato George Kurian, Executive Vice President of Product Operations di NetApp – . Aiutiamo le imprese a creare un ponte fra la propria architettura interna e il cloud. NetApp Data Fabric per il cloud ibrido è l’architettura ideale per la costruzione di cloud ibridi di livello enterprise. Il nostro software aiuta a migliorare i fattori economici, la flessibilità e l’impatto sul business dell’infrastruttura dei clienti, che potranno affidarsi senza pensieri ». Il punto di partenza dell’azienda è che le soluzioni di cloud sono normalmente poco interoperabili tra di loro, mentre al contrario, quello che cercano le aziende è una sana flessibilità, che magari consenta di fare anche marcia indietro.

La soluzione prospettata da NetAPP è quella di un’unica infrastruttura capace di combinare tutti i diversi tipi di cloud, assicurando il controllo, con unico management e un’unica interfaccia, ossia il sistema operativo Cloud Ontap. Per rendere tutto questo possibile, come si diceva, è stato necessario siglare degli accordi con gli hyperscale providers: ossia Amazon, Microsoft Azure e con Softlayer (Ibm). Queste partnership consentono ai clienti finali di trasferire (anche temporaneamente) i dati contenuti nei private storage marchiati NetApp nell’hyperscale cloud di queste tre grandi realtà, con la possibilità di riportarli a casa in ogni momento e, soprattutto, utilizzando comunque il sistema operativo Ontap.

Il vantaggio per gli hyperscale, che tra l’altro entrano in competizione tra loro, spiega Roberto Patano Sr Manager Systems Engineering di NetApp, «è che possono approcciare la nostra base clienti. Di fatto a un costo infrastrutturale nullo per loro si trovano a fornire una parte di servizio che non avrebbero potuto coprire ». Il vantaggio per NetApp è, ovviamente, la possibilità di accedere alle risorse di questi mega gruppi e offrire un’alternativa interessante ai propri clienti, mantenendoli comunque legati al proprio brand. Alternativa che rappresenta anche un’opportunità per il canale di vendita, in particolare per i system integrator (anche di piccole dimensioni), da cui passa il 100% delle vendite di NetApp in Italia: «Il cloud può essere percepito spesso come un rischio, ma in realtà è un’onda da cavalcare. Questa nostra proposta rappresenta senza dubbio un’opportunità per il canale. I partner, però, non devono comportarsi da semplici rivenditori, ma devono essere in grado di fornire un’adeguata consulenza. Dunque credo che sia fondamentale una crescita professionale del canale che deve saper parlare questo linguaggio per proporre soluzioni di questo genere. Il vantaggio di questo ecosistema per i partner è, ovviamente, quello di legarsi ancora di più al cliente finale », conclude Patano.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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