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Ricerche

Assinform: l’ICT è pronta a fare da traino alla ripresa

di Gianluigi Torchiani

17 Ott 2016

Per quanto nel complesso meno brillante dei primi tre mesi dell’anno, il secondo trimestre conferma una tendenza complessiva al rialzo. L’1,2% complessivo è frutto di una crescita del 4,8% nel software e servizi, ma soprattutto del +9% delle componenti native digitali

Arriva dal mercato IT la risposta agli interrogativi diffusi su dove si possano individuare i segnali della ripresa economica in Italia. A condizione di intervenire in fretta a livello istituzionale. «Nei primi sei mesi del 2016, il mercato digitale italiano è cresciuto dell’1,2% – rivela Agostino Santoni, presidente di Assinform -. Non è certamente riscontro di una rivoluzione, ma dall’analisi approfondita dei numeri possiamo scoprire come gli abilitatori dell’innovazione digitale crescano in doppia cifra». Proprio i numeri, rivelano la particolarità del momento attuale. «Tra primo e secondo trimestre dell’anno gli investimenti hanno registrato un netto calo – osserva Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting -. Si spiega con fattori intangibili, come Brexit, elezioni USA, terrorismo o referendum costituzionale. Creano un clima di incertezza dal quale scaturisce prudenza».

Allargando l’orizzonte, i segnali sono tuttavia incoraggianti. Per quanto nel complesso meno brillante dei primi tre mesi dell’anno, il secondo trimestre conferma una tendenza complessiva al rialzo. L’1,2% complessivo è frutto di una crescita del 4,8% nel software e servizi, ma soprattutto del +9% delle componenti native digitali. Buona, anche in considerazione al peso complessivo, l’avanzata del 2% nei servizi ICT, mentre appare livellata la vendita di apparati, in crescita dell’1%. A sostenere il settore, il +10,3% dei server, soprattutto per fine ciclo di vita, contro il -5% dei desktop e il -10,5% del mondo mobile, dove i notebook perdono terreno di fronte all’avanzata tecnologica dei tablet. L’insieme, va a scapito del -2,2% dei servizi di Rete, frutto principalmente del calo nelle tariffe, nonostante un aumento nelle utenze. In prospettiva futura, le indicazioni utili arrivano dal mondo del software e dei servizi. «I sistemi operativi risentono del calo nelle vendite dei PC – spiega Capitani -. Anche la componente middleware passa in negativo, quale primo effetto dell’erosione cloud. In crescita invece, la parte più consistente, il mondo applicativo con +7,1%».

È proprio da questo dato arrivano i segnali più interessanti. Al fianco della crescita nelle piattaforme per la gestione Web del 15,2%, si registra il grande aumento, anche in valori assoluti, del mondo IoT, forte di un +16,4%. Dalla visione di insieme, emergono le indicazioni utili a individuare le tendenze. Due le principali. Da una parte, i servizi in outsourcing, sempre primi per importanza, ma in leggero calo a seguito della rinegoziazione dei contratti o il passaggio a strumenti più evoluti. Dall’altra, l’impennata dei servizi aggregati di cloud e data center. «Passano da dominante infrastrutturale ad applicazioni – osserva capitani -. Indica il passaggio del cloud da valenza opportunistica a strategica».

Il futuro non può aspettare

Dall’analisi di un settore ICT dai segnali interessanti, emergono le prospettive interessanti di un potenziale ruolo di traino. «Il mercato digitale si rivela anticiclico, praticamente resiliente – deduce Capitani -. Non solo esce dalla negatività, ma reagisce e cresce. In uno scenario mondiale ICT dove Gartner stima una crescita zero, anche una previsione di +1,3% è da considerarsi positiva». Una crescita guidata proprio da cloud e big data, con il supporto delle piattaforme per la gestione Web e del mobile business. A condizione di una visione d’insieme. «Basta parlare di digital transformation! Ormai è una parolaccia – puntualizza Capitani -. Parliamo invece di una trasformazione di business. Si rinnovano processi, si aumenta l’innovazione di prodotti e servizi, si migliora la conoscenza dei clienti».

Uno scenario di fronte al quale Assinform non nasconde le attese per Industria 4.0. «Il programma Paese genererà effetti sensibili a tre condizioni – riflette Capitani -. Prima di tutto, se ovviamente i 13 miliardi di euro promessi saranno inclusi nel DPEF. Quindi, definire bene i perimetri. Infine, la velocità sui tempi di azione. Le aziende stanno rallentando gli investimenti in attesa di queste decisioni». Inevitabile a questo punto un richiamo anche alla necessità di un’accelerazione sulla diffusione della banda ultralarga, considerata strategica soprattutto per le aziende da 3 a 9 dipendenti.

«La digitalizzazione procede a macchia di leopardo in movimento individuale – riassume Capitani -. Diventa quindi lento il processo di integrazione e connessione. Bisogna creare i fili necessari a mettere insieme le imprese e occorre una regia forte, senza perdere tempo». Dal canto suo, l’Associazione è già pronta a garantire il pieno supporto. «Teniamo altissima l’attenzione sulla misurazione del mercato – riprende Santoni -. Collaboriamo con Istat, un lavoro fondamentale per creare competenze, e abbiamo collaborato a Industria 4.0, quello che chiedevamo da anni». Proprio la carenza di figure adeguatamente preparate si rivela uno dei limiti maggiori. Pochi e costosi, gli esperti in innovazione sono alla portata solo delle grandi aziende. « Industria, e formazione devono incontrarsi per essere pronti ad accelerare – conclude Santoni -. Ora che abbiamo gli strumenti per accelerare i processi, dobbiamo farlo accadere».

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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