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Mercati

Il mercato delle app è soprattutto un affare dei Paesi occidentali

di Gianluigi Torchiani

04 Feb 2016

Negli Usa, secondo una ricerca condotta da Caribou Digital, si concentrano gli sviluppatori che producono le app più redditizie da un punto di vista economico. Dall’Italia segnali contrastanti

Sorpresa: il mercato globale delle applicazioni è molto meno globale di quanto non si potesse pensare. Tanto da essere in gran parte sbilanciato verso Occidente. È quanto rileva una ricerca appena rilasciata da Caribou Digital e Mozilla, condotta sui principali app store (quelli di Apple e di Google) e, più nello specifico, sugli 8000 sviluppatori che hanno realizzato app ai vertici delle classifiche globali. In particolare colpiscono un paio di percentuali: l’81% degli sviluppatori si trova nei paesi ad alto reddito, mentre il 95% del valore stimato dell’app economy si distribuisce tra soli 10 paesi. In particolare negli Usa sono concentrati circa il 22% degli sviluppatori, a cui però sono riconducibili oltre il 35% del valore prodotto dalle app. Gli Stati Uniti, tra l’altro, sono il produttore dominante in qualsiasi mercato analizzato dal report, ad eccezione di Cina, Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Un dato non particolarmente strano, se si pensa che i due maggiori App store sono stati messi in piedi da due multinazionali a stelle e strisce. Inoltre il fattore linguistico ha la sua importanza, poiché l’inglese è indiscutibilmente la lingua franca del business IT a livello globale. 

Subito dietro gli States ci sono la Cina (poco sopra il 10% sia per numero che per reddito) e il Regno Unito. Quest’ultimo ha il primato in Europa per numero di sviluppatori (6,3%), che generano il 6,8% del valore complessivo. Anche la Germania si colloca tra i primi dieci, al settimo posto, con il 4,1 degli sviluppatori che generano l’1,6% del valore complessivo.

E l’Italia? I dati non sono particolarmente esaltanti: il nostro Paese si colloca alla posizione 19 tra i primi 20 paesi per numero di sviluppatori (137 in totale, pari all’1,9%). Il problema è che le loro applicazioni generano appena lo 0.1% del valore complessivo del mercato globale. Insomma, non sono particolarmente redditizie, perlomeno se paragonate a quelle prodotte nel resto del globo. Milano è la città nazionale dove sono più concentrate queste figure professionali. Ma la città lombarda, però, è esclusa dall’elenco delle prime venti aree metropolitane globali per concentrazione di sviluppatori (in rapporto al numero dei residenti): la prima, manco a dirlo, è la San Francisco Bay Area, seguita però dalla finlandese Helsinki.

Ma i problemi, più che il nostro Paese, riguardano i Paesi in via di sviluppo: i 19 paesi del campione considerati a basso reddito rappresentavano solo l’1% del totale valore stimato della app economy in tutto il mondo. Il caso emblematico è quello dell’India, che è addirittura ottava al mondo nella classifica numerica degli sviluppatori, ma raccoglie soltanto una percentuale microscopica del valore di questo mercato.

Questa distonia deriva dal fatto che ben il 69% degli sviluppatori dei paesi a basso reddito fatica ad esportare il proprio prodotto su scala mondiale. Al contrario, nei paesi ad alto reddito solo il 29% degli sviluppatori non riesce a farsi conoscere all’estero, una percentuale che scende appena al 3% tra i professionisti degli Stati Uniti. Tanto che, secondo gli autori del report, si può dire che negli App store sia in vigore la legge del “winner take all”, dove cioè le app più vendute tendono a lasciare soltanto le “briciole” al resto dei contendenti.

Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore #Digital4Trade

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