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Normative

Come i piccoli professionisti affrontano il GDPR

di Redazione

30 Mag 2018

Con l’entrata in vigore del GDPR, Kingston ha chiamato a raccolta diversi professionisti per capire come si sono preparati per rivedere le proprie policy in materia di protezione dei dati. I più scrupolosi: i commercialisti, ma anche i più diffidenti riguardo a backup innovativi come USB crittografate

Dopo tanta attesa, il GDPR è entrato finalmente in vigore in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati intende, da un lato, restituire ai cittadini il controllo sui propri dati personali e, dall’altro, semplificarne la gestione da parte delle imprese. Sono quest’ultime, in particolare, che hanno dovuto rivedere le proprie policy e adeguarle al nuovo regolamento. Ma come si sono comportate le piccole e medie imprese in questi mesi nei confronti della gestione e del trasporto dei dati? A rivelarlo è Kingston Digital, società affiliata per il settore di memorie Flash di Kingston Technology Company, azienda specializzata nella produzione di memorie e nell’offerta di soluzioni tecnologiche.

La società, infatti, ha condotto un’indagine su questo tema che vede coinvolti diversi professionisti – medici, avvocati, commercialisti, consulenti finaziari, giornalisti, preti – che quotidianamente gestiscono dati di terzi. Ciò che emerge è che tutti siano convinti dell’estrema importanza dei dati, ma non sempre questi vengono gestiti in modo corretto e, in molti casi, si è già verificata una perdita di dati di primaria importanza, per una negligenza o un drive USB smarrito.

I medici, per esempio, archiviano i dati in modo centralizzato e non è permesso loro di portarli al di fuori della struttura ospedaliera, trattandosi di informazioni riservate. Diverso quando si tratta di dati per le ricerche mediche, perché sono anonimi. I commercialisti, invece, effettuano diversi backup su PC, USB e Cloud, rivelandosi i più meticolosi; sicuramente più di altri professionisti come gestori di palestre o giornalisti, non vincolati fino ad ora da nessuna normativa e ancorati al cartaceo. Avvocati e preti, soprattutto, passano obbligatoriamente dalla carta prima di passare al digitale.

Una generale diffidenza nei confronti del Cloud contribuisce alla gestione scorretta dei dati. Più della metà degli intervistati, infatti, non si fida del tutto di backup innovativi come il Cloud, preferendo di gran lunga dischi rigidi esterni e drive USB. Diffidenza anche per le unità USB crittografate, che da tempo Kingston propone sul mercato, che consentono una sicurezza elevata dei dati in mobilità e protezione da furti o manomissioni. Sorprendentemente, fra gli intervistati, i preti sembrano i più desiderosi di usare questi drive, mentre altri, come commercialisti e proprietari di palestre, non ne colgono il valore aggiunto; i medici, infine, non reputano molto utili questi dispositivi, perché non sono trasportabili all’esterno della struttura ospedaliera.

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