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DATA CENTER ITALIA

Data center in Italia: cosa sono e cosa offrono alle aziende

di Antonello Salerno

20 Set 2018

Data Center, quello “spazio” che ospita server, storage, sistemi di rete e connettività, gruppi di continuità, impianti di raffreddamento e sistemi di sicurezza… insomma e tutte le apparecchiature che consentono oggi di “tenere in piedi” un’azienda. Cerchiamo allora di capire cosa sono e che vantaggi offrono alle aziende.

 

Cosa sono i Data Center

 

Alla base della digital transformation, e più in generale dell’economia digitale, ci sono infrastrutture che gli utenti non vedono, i Data Center. Sono gli edifici in cui viene custodito quello che Alec Ross, “guru” della tecnologia ed ex consigliere di Hillary Clinton, ha definito “il petrolio del futuro”: i dati. Insieme ai dati aziendali, però, i Data Center hanno in sé anche “il cuore” del business, gli strumenti cioè che governano i processi e i servizi, insieme alla comunicazione, come i server, i sistemi di archiviazione, i programmi per il monitoraggio del funzionamento delle macchine, dei servizi, delle applicazioni e delle reti.

 

La struttura e l’offerta dei Data Center in Italia e su scala globale sta progressivamente cambiando ed evolvendosi man mano che i processi economici sono sempre più basati sul digitale. Così se qualche anno fa a un’azienda poteva bastare uno sgabuzzino refrigerato in cui ospitare server e hard disk, oggi – man mano che i processi di business e quelli di produzione si digitalizzano – i dati aziendali hanno bisogno di più spazio, consumano più energia e richiedono requisiti di sicurezza molto stringenti: la loro perdita o compromissione potrebbe infatti  causare gravi danni in termini di competitività. Così dal vecchio Ced, il centro elaborazione dati interno, si passa prima al Data Center interno e proprietario e oggi sempre più all’hosting, all’housing e alla colocation, fino ad arrivare al Cloud Data Center.

 

Che soluzioni e servizi offrono i Data Center

 

Mentre l’offerta di Data Center in Italia si sta spostando su strutture dedicate, che mettono le macchine a disposizione dei loro clienti (hosting Data Center), concedendole “in affitto”, o semplicemente offrendo spazi in cui le aziende possono installare i propri calcolatori, e gestirli a distanza (hosting remoto), con il cosiddetto housing Data Center, o Colocation, cresce anche l’offerta di servizi che i Data Center sono in grado di mettere a disposizione dei propri utenti. Nella consapevolezza che il gioco inizia a essere molto competitivo, e che la partita si gioca spesso oltre che sui requisiti di sicurezza, sui prezzi, che scendono se si riescono a fare economie di scala, e sui servizi a valore aggiunto che una società di Data Center è in grado di offrire.

 

Alla base di tutto, in ogni caso, c’è sempre un sistema di connettività, necessariamente “ridondato”, quindi duplicato per non perdere mai la possibilità di accedere ai dati e avere sicurezza della continuità operativa.

 

L’offerta dei Data Center, mirata normalmente con soluzioni personalizzabili alle aziende pubbliche e private, dalle Pmi ai grandi gruppi, parte dal caso delle società che oggi gestiscono in casa almeno una parte dei propri sistemi IT, mettendo a loro disposizione spazi performanti e affidabili per collocare i propri sistemi di Infrastruttura primaria o di disaster ricovery. Per assicurare le performance, quali velocità e tempi di latenza nel trasferimento dei dati ogni volta che sia necessario, e per mettere le basi per la creazioni di “ecosistemi” di rete dinamici modellati sulle esigenze dei clienti, i Data Center possono contare su reti in fibra ottica ridondata, che contribuisce grazie all’alta capacità e alla bassa latenza alla virtualizzazione ottimale dei servizi e di conseguenza al miglioramento della flessibilità e della reattività operative, assicurando la business continuity e un drastico ridimensionamento per i clienti degli investimenti necessari alla realizzazione delle infrastrutture fisiche. All’interno dei Data Center i clienti possono normalmente usufruire dei servizi di server, storage e networking.

 

I Data Center e la sicurezza

 

Tra i requisiti principali c’è la sicurezza: dal versante interno prendendo tutte le precauzioni perché l’accesso nei locali sia regolamentato con estrema attenzione e consentito soltanto alle persone autorizzate, garantendo la continuità dell’alimentazione elettrica per tutte le necessità tramite gruppi di continuità e il raffreddamento delle macchine con sistemi di climatizzazione. Quanto alla sicurezza dall’esterno, deve essere garantito che l’area in cui nasce il Data Center non sia a rischio idrogeologico, e che la struttura dell’edificio presenti il massimo della resistenza a ogni genere di sollecitazione e stress.

La classificazione dell’affidabilità impiantistica dei Data Center prevede quattro livelli: si parte da Tier I, il livello base, in cui i “black out” possono arrivare a 30 ore annuali, per una continuità operativa garantita al 99,671%. Il Data Center Tier I è caratterizzato dal non avere ridondanze nella rete elettrica e in quella per il raffreddamento, e dal dover essere “spento” per rendere possibili gli interventi di manutenzione. Le prestazioni e i livelli di affidabilità aumentano progressivamente fino al Tier IV, che garantisce una continuità operativa al 99,995%, con fermi in un anno complessivamente inferiori alla mezz’ora, e che rendono possibili le attività di manutenzione senza incidere sulle prestazioni complessive della struttura. Alimentazione e raffreddamento sono inoltre completamente ridondati e sono disponibili generatori, gruppi di continuità e pavimenti flottanti.

 

I Data Center in Italia

 

L’offerta di Data Center in Italia e abbastanza ampia e soprattutto in rapida crescita. Stando alle rilevazioni del sito datacentermap.com, nella sezione che fotografa la situazione dei Data Center disponibili alla colocation, l’Italia conta oggi su 69 strutture, su un totale globale di 4.324 distribuiti in 122 Paesi. Solo per dare un’idea del ritmo di crescita, basti pensare che i Data Center in Italia erano 55, quindi 14 in meno rispetto a oggi, nel 2016. La distribuzione geografica è abbastanza omogenea, e tocca le città di Ancona, Arezzo (3), Ascoli Piceno, Bari, Bergamo (2), Bologna (3), Brescia, Castel San Pietro Terme, Catania (2), Città S. Angelo, Firenze (2), Genova, Lucca, Manocalzati (2), Milano (23), Padova (2), Palermo (2), Piacenza, Pisa,   Pordenone, Roma (7), Torino (4), Treviso (2), Udine (2) e Venezia (2).

Il confronto con i Paesi più vicini dell’Unione Europea vede i Data Center in Italia un po’ al di sotto degli altri Stati dell’area: in Francia ce ne sono 147, in Germania 190, nel Regno Unito 249, in Olanda 94. L’Italia rimane comunque al di sopra della Spagna (58) e della Grecia (14).

Secondo una recente ricerca di Dcd Intelligence, inoltre, lo spazio totale dedicato ai Data Center in Italia al 2017 copriva 550 mila metri quadrati. Di questi il 70% è “privato”, mentre il 30% è quello dedicato a colocation/cloud o gestito dalle telco. Le previsioni sugli investimenti riportano di una crescita pari circa al +1/2% l’anno da qui al 2020. I punti deboli, secondo lo studio, per la crescita dei Data Center in Italia vengono identificati nei rischi sul fronte naturale/climatico, socio/politico, economico e della convenienza energetica, mentre la disponibilità di competenze si attesta sopra alla media degli altri Paesi Ue.

 

Perché scegliere un Data Center in Italia

 

Ma perché per le aziende è importante scegliere un Data Center in Italia? Il primo tema è quello del Gdpr, la General Data Protection Regulation, che ha iniziato a essere applicata dal 25 maggio 2018 e che impone che i dati dei cittadini europei siano conservati in strutture sul territorio comunitario, anche quando a gestirli sono società con headquarter fuori dall’Ue. Quello del Gdpr è un richiamo alla territorialità che potrebbe essere replicato, come alcuni operatori auspicano, anche su scala nazionale. Normalmente affidarsi a un hosting provider e a un Data Center locale, quindi relativamente vicini alle aziende o alle grandi e piccole pubbliche amministrazioni che se ne servono, è considerato un valore aggiunto sia in termini di privacy, sia per la disponibilità dei dati, perché in ottica di Data Protection conoscerne l’esatta localizzazione è un elemento che aumenta il livello di sicurezza delle informazioni, comprese quelle private e sensibili.

C’è poi da considerare un altro elemento: la digital transformation che sta coinvolgendo il pianeta vede l’Italia nella posizione particolare di un Paese dove il tessuto economico è sostenuto principalmente dalle piccole e medie imprese locali: la loro trasformazione digitale è destinata per forza di cose a passare dai Data Center e dal cloud, perché questo vorrebbe dire fare economie di scala dal punto di vista energetico e più in generale per una serie di spese, rendendo più agile ed efficiente la fase di transizione. E poter contare su Data Center per quanto possibile “di prossimità”, anche se non troppo polverizzati sul territorio, potrebbe essere una garanzia di una migliore assistenza al cliente e di prestazioni più “tailor made” per il tessuto produttivo locale.

 

Hosting o housing: cosa è più conveniente?

 

I servizi messi a disposizione dai Data Center sono essenzialmente di tre generi: in hosting, in housing e in cloud.

Nel primo caso il cliente ha a disposizione uno spazio, che sia dedicato a ospitare un sito internet, un server virtuale o lo storage di dati. La convenienza è quella di non dover avere server o storage proprietari, non doversi occupare direttamente dei costi e delle operazioni di manutenzione, non dover affrontare direttamente le spese per l’alimentazione delle macchine e il loro funzionamento. Le risorse concesse possono essere pensate inoltre su misura per il cliente, che in questo modo non si dovrà trovare a implementarle direttamente, ma utilizzerà le risorse del Data Center a seconda delle necessità e in modalità pay-per-use.

L’Housing è invece pensato per le aziende o le pubbliche amministrazioni che hanno già o preferiscono utilizzare per diversi motivi server proprietari: in questo caso il Data Center mette a disposizione lo spazio fisico per ospitarli rispettando il massimo dei requisiti di sicurezza: il cliente potrà utilizzare i “rack”, gli armadi in cui sistemare le proprie macchine, che siano server o storage, assicurandosi in questo modo una possibilità in più per eventuali piani di bakup. Anche in questo caso l’azienda o la PA eviterà di doversi occupare direttamente della manutenzione e della gestione degli impianti tecnologici di raffreddamento e continuità, semplificando notevolmente le operazioni.

Quanto al cloud, basterà un accenno per dire che è una tendenza in ascesa costante negli ultimi anni, e che prevede la fornitura dei servizi on demand, senza un canone fisso.

 

Perché una Pmi dovrebbe scegliere l’hosting o l’housing?

 

Non si può dire in linea di principio quale delle soluzioni convenga a ogni genere di azienda o di pubblica amministrazione, perché non c’è una ricetta buona per tutte le stagioni. Il management è chiamato volta per volta a valutare con attenzione ogni situazione e a tenere ben presente il rapporto costi/benefici rispetto alla propria situazione specifica e ai propri piani di business: soltanto dopo questo assessment sarà possibile prendere in considerazione e scegliere la soluzione più adatta per le proprie esigenze.

L’esigenza delle Pmi è quella, soprattutto in fase di set-up dei sistemi, di avere un Data Center vicino, con un’assistenza qualificata e consapevole delle esigenze del cliente: in questo quadro spesso le società che gestiscono i Data Center possono essere considerate come veri e propri partner, in grado di consigliare e guidare le imprese verso le soluzioni più adatte alle loro necessità, aiutandole a centrare l’obiettivo di risparmiare mantenendo il pieno controllo sui propri processi.

Al di là di tutti i possibili casi particolari, per dare un quadro il più possibile attendibile delle differenze tra hosting e housing e di quando l’uno possa essere più conveniente dell’altro ci sono alcuni criteri generali da considerare:

in generale l’hosting è la scelta più consigliata quando si dispone di budget molto limitati e di volumi di traffico non troppo alti, senza avere in azienda competenze tecniche di gestione di webserver adeguate.

L’housing è invece generalmente consigliati nei casi in cui generino volumi di traffico alti, e si utilizzano database o tecnologie particolari che si vuole rimangano fisicamente all’interno dei propri server.

 

Antonello Salerno

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi…

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